…da Gambella ad Addis Abeba…

Trip Start Jul 30, 2009
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Trip End Aug 22, 2009


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Flag of Ethiopia  ,
Saturday, August 22, 2009

Nottata senza sonno, senza ululati e rumori vari… dopo un po' che guardavamo il soffitto ci siamo alzati alle 06.00 abbiamo preparato i bagagli fiduciosi di partire e siamo andati a messa alle 07.00.

Questa volta non era più in nuer, ma in amarico e il coro era accompagnato non da tamburi di legno e pelle ma da una tastiera elettronica che faceva più casino che altro!

Nella mattinata siamo andati a ricontrollare con Piter la "situazione volo" e ci hanno detto che saremmo partiti alle 07.30 del pomeriggio. Tornati da Abba Filippo ci siamo consultati perché non capivamo come fosse possibile partire alle 19.30 non essendoci corrente e non potendo quindi essere illuminata la pista e abbiamo scoperto che in Etiopia c’è anche un altro sistema di calcolo dell’ora: vengono calcolate 12 ore di buio notturno e 12 ore di luce solare a partire dalle ore 06.00 del mattino, pertanto le 07.30 erano in realtà le 13.30 dell’orario internazionale!!!!

Potevamo fare i turisti ancora per la mattinata e poi finalmente partire! Abbiamo seguito quindi Abba Tomas in una sua uscita al villaggio vicino, doveva andare da un malato terminale di AIDS e impartirgli dei sacramenti. Raggiunta la capanna abbiamo trovato una quarantina di donne sedute per terra su pelli di capra e mucca all’ingresso dell’abitazione.

Cantavano e battevano le mani con davanti delle immagini della Madonna e aspettavano l’arrivo del sacerdote. Al nostro arrivo hanno vestito quest’uomo e lo hanno sistemato su un materasso all’esterno all’ombra di un albero e abbiamo iniziato la cerimonia in inglese tradotta poi in nuer.

Quest’uomo era già battezzato dalla Chiesa Protestante e nel giro di mezz’ora Abba Tomas gli ha riconosciuto il battesimo anche come Chiesa Cattolica, lo ha confessato, gli ha fatto la comunione, lo ha sposato con quella che già da una vita era la sua compagna e gli ha dato anche l’estrema unzione!!!! Alla faccia del catechismo e dei corsi pre-matrimoniali!!!

Al termine della cerimonia abbiamo avuto l’onore di poter consegnare agli sposi due candele e un’immagine di Gesù e della Madonna e con questa nuova esperienza negli occhi siamo tornati in Prefettura.

All’ingresso abbiamo incontrato Abba Filippo che stava andando a far visita alle suore di Madre Teresa di Calcutta e anche in questo caso ci siamo aggregati!

Qui abbiamo visto la realtà dei più disgraziati, i più poveri dei poveri e dei malati ma nonostante questo ci hanno ricevuto danzando e cantando.

Ci hanno accompagnato nella loro struttura dove le donne e i bambini stanno insieme e gli uomini sono in stanze diverse. Abbiamo visto persone malate di tubercolosi, malaria, tifo, colera e chi più ne ha più ne metta! Questa gente viene dalle suore di loro spontanea volontà perché sono molto brave e nell’ospedale di stato spesso e volentieri non hanno possibilità di curarli.

Terminato il nostro “giro turistico” siamo rientrati in Prefettura per il pranzo.

Piter, puntuale come sempre, ci è venuto a prendere e ci ha riportato agli uffici dell’Ethiopian. Il convoglio non era ancora pronto e allora abbiamo iniziato a girare in jeep lungo il mercato finché nella confusione più totale di mucche, capre, biciclette e tuc tuc ci è venuto addosso un camioncino! Mancava anche questa!

I ragazzi sono scesi e si sono accordati per andare a fare una “constatazione amichevole” dal Vescovo in quanto la jeep non è di Piter… morale della favola… si è risolto il tutto in 10 minuti in modo pacifico e siamo tornati all’Ethiopian dove il convoglio era appena partito…. Lo abbiamo raggiunto subito e siamo arrivati in quello che chiamano “aeroporto” di Gambella.

La struttura che ospita i passeggeri è composta da 2 container: nel primo c’è una scrivania dove si fa il check-in, ti danno la carta d’imbarco (ovviamente non compilate in quanto non c’è nessun gate) e ti perquisiscono da testa a piedi compresi tutti i bagagli in quanto non hanno nessun tipo di metal detector. Nel secondo container c’è una sala da attesa con una scaletta che si affaccia direttamente sulla pista di atterraggio/decollo.

Proprio in questa sala un ragazzo ci saluta e ricordiamo di averlo avuto affianco nella S. Messa di questa mattina e durante l’attesa abbiamo scoperto che è un salesiano, parla italiano, si chiama Endalcacio ed era diretto ad Addis Abeba per fare una settimana di ferie.

Arriviamo dopo un’ora e venti nella capitale.

Al ritiro dei bagagli abbiamo chiesto a Endalcacio di aiutarci con l’amarico e l’inglese per vedere se la compagnia aerea che ieri ha cancellato la prima tratta ci ha riprotetto sul volo di questa sera e arrivati al banco informazioni abbiamo scoperto che non eravamo stati messi ne su quel aereo, ne su altri e il volo di questa sera era già in over booking.

Ci hanno rimbalzato ad un numero verde per vedere di trovare un buco per partire ma anche via telefonica la situazione era la stessa.

Stava per iniziare un temporale, faceva freddo (2.300 mt slm), non avevamo il volo, i nostri cellulari non erano abilitati per le chiamate in uscita e non riuscivamo a metterci in contatto con Abba Roberto di Don Bosco Mekanissa.

Endalcacio capendo la situazione ci ha fatto parlare al telefono con Abba Sandro di Don Bosco Gotera, il quale molto carinamente ci ha portato all’ufficio/biglietteria dell’Ethiopian che si trova solo all’interno dell’Hotel Hilton a circa 6 km dall’aeroporto. Siamo riusciti a trovare il posto per domani alle 00.40 e non prima! “Va bene anche così, basta tornare” ci siamo detti!

All’Hotel c’era un matrimonio con tanto di macchinone, fiori e ospiti vestiti in modo molto elegante e questo ci ha riportato con la mente a 7 ore fa, quando abbiamo visto Abba Tomas sposare tra le capanne.

Ci siamo diretti a Don Bosco Gotera che è dedicato agli uffici e alle camere per gli ospiti e lungo il tragitto abbiamo osservato come la città fuori dai nostri finestrini é avanti anni luce rispetto alla nostra amata Pugnido.

Addis Abeba è una città vera e propria con tanto di negozi, vetrine, insegne luminose, parchi, strade a 3 corsie, vigili e tutto quello che caratterizza una metropoli tradizionale. Si passa in un attimo da una strada asfaltata con negozi molto belli a strade sterrate con negozi fatti di lamiera il tutto miscelato senza nessun apparente senso logico.

Arrivati a Gotera abbiamo cenato subito e qui addirittura siamo stati serviti al tavolo da una cuoca che ci ha preparato una bella minestra calda, carne, involtini primavera e abbiamo avuto modo di assaggiare la rinomata “Injera”. Consiste in una sorta di pane gommoso che si ottiene dal Tef, un tipico cereale etiope simile al miglio, sul quale si mette della carne con salsa speziata e piccante e si mangia il tutto con le mani.

Terminata l’ottima cena ci hanno sistemato in una delle camere degli ospiti. Ci sentivamo a disagio dal troppo lusso che in altri momenti sarebbe stato la normalità. Ascensore con tasti a sfioramento, stanza con bagno bellissima, pulitissima, profumatissima che ci ha fatto realizzare per la prima volta quanto ormai eravamo sporchi e malconci.

Farsi la doccia calda e con acqua trasparente per noi è stato come rigenerarsi.
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