Venti di guerra

Trip Start Apr 16, 2012
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Trip End May 02, 2012


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Flag of Serbia  ,
Saturday, April 21, 2012

Appena sveglio chiedo a Marko, il gestore del mio ostello, di indicarmi alcune attrattive turistiche della città: mi consiglia di visitare il museo militare, il museo dell'aeronautica, che custodisce i resti di un bombardiere Stealth statunitense abbattuto dalla contraerea e una via in cui si trovano due palazzi smembrati dalle bombe della Nato. Il sospetto che si tratti di una persona con uno spiccato senso patriottico diventa una certezza quando inizia a parlarmi della situazione politica nei Balcani. Mi racconta delle persecuzioni subite in passato dagli ortodossi croati, e dell'attuale situazione dei serbi in Kosovo. Secondo lui è solo questione di tempo prima che si torni a combattere per quella regione. Mi spiega però che al momento la zona in cui i rischi di una guerra sono maggiori è un'altra: pochi giorni fa al confine tra Albania e Macedonia sono stati trovati i cadaveri di cinque ragazzi macedoni, e si sospetta che siano stati assassinati da alcuni albanesi che volevano vendicare l'uccisione di due connazionali. In questo momento la tensione tra i due stati è alle stelle.
Lascio perdere i consigli di Marko e mi dirigo verso Kalemegdan, un parco che circonda quella che una volta era la cittadella fortificata della città, arroccata sulle rive del fiume Sava. A parte questo non c'è molto altro da vedere, nel corso dei secoli le numerose guerre hanno distrutto quasi tutte le tracce del passato. Tuttavia Belgrado sopperisce alla carenza di attrattive culturali con un numero incredibile di bar e locali sempre affollati. In uno di questi incontro Christian e Carlo, due ragazzi italiani che lavorano rispettivamente in Serbia e Bosnia Erzegovina: intervistandoli scopro che, nonostante la diffidenza reciproca, in diversi progetti, volontari e operatori provenienti da Paesi balcanici diversi sono riusciti a collaborare senza problemi.
Finita l'intervista mi propongono di raggiungerli a una festa, dove trovo numerosi ragazzi italiani impegnati in Serbia in progetti di cooperazione internazionale. Quando inizia a fare tardi giriamo per i locali della città, la maggior parte dei quali ricavati da ex appartamenti. Noto però che i belgradesi sembrano più restii dei croati a socializzare, l'unico con cui scambio quatto parole è uno studente che mi spiega come l'opinione pubblica sia divisa circa un futuro ingresso della Serbia nell'Unione Europea, mentre secondo le statistiche più dell'80% è assolutamente ostile alla Nato: il ricordo dell'ultima guerra è ancora vivo.
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