La strada piu' bella
Trip Start
Apr 20, 2008
1
111
Trip End
Ongoing
Solo. Un migliaio di chilometri davanti a me, la fedele Bianca ad aiutarmi nell'impresa ed un po' di musica a farmi compagnia. Erano diversi mesi che non viaggiavo piu' in solitaria; poi in macchina un viaggio cosi' lungo da solo non l'ho mai fatto. Altra piccola esperienza da aggiungere alla lunga lista di prime volte di quest'anno trascorso da vagabondo.
Non che voglia passare tutta la vita da solo, ma la repulsione che la maggior parte delle persone prova nei confronti dell'essere “da soli”, non la condivido. La capisco, credo, ma non la condivido. “Essere” da soli e' ben diverso da “sentirsi” soli, ci passa un anno luce tra le due. Una paura atavica di non avere qualcuno fisicamente al proprio fianco. Paura. Quando ci si ferma ad analizzarla, ci si accorge, almeno per quanto mi riguarda, che non ha alcun senso. Essere soli, padroni completi della strada da seguire, del proprio destino; nessuno che ti dica cosa tu debba fare, come ti debba comportare, dove tu debba andare, quando e come, nessun consiglio piu' o meno spassionato, nessuna indicazione, nessuno da seguire o inseguire. Non vedo cosa ci sia di pauroso in tutto questo; eccitante, semmai.
Mi direte, ma la compagnia e' necessaria sempre e comunque. Il fatto di parlare con qualcuno e' importante; mah, la maggior parte delle volte si parla solo per dar aria alla bocca, e tante volte si sta meglio senza parole. La possibilita' di appoggiarsi a qualcuno e di ricevere aiuto in qualsiasi forma; un tantino egoistico, no? La paura di non farcela da soli; poca fiducia in se stessi. Il condividere le esperienze con un'altra persona; le esperienze solo sempre personali, che tu sia solo o in venti, ed ognuno le vive in maniera differente; poi condividere come mostrare un po' di foto della vacanza al mare, significa non aver proprio capito cosa significhi viaggiare. Non e' certamente una collezione di luoghi.
Io credo che sia piu' che altro il non star bene con se stessi, che rende il fatto di essere da soli cosi ripugnante. Serve sempre qualche distrazione per non fermarsi a pensare un po' a se stessi; sia mai che si scopra di non essere proprio felici o di cominciare a farsi domande scomode come “e' questo che voglio fare della mia vita?”. Scherziamo?
Bianca attraversa il confine tra South Australia e Victoria e scorre lungo la Great Ocean Road, una delle strade piu' belle al mondo; non che io sia stato su tutte le strade del mondo, non ancora almeno, ma cosi dicono. Qualche volta bisogna fidarsi; particolarmente se la strada si snoda lungo alcune fantastiche scogliere a picco sul mare, e se bisogna sforzarsi veramente tanto a buttare l'occhio ogni tanto anche alla strada invece che solamente al panorama mozzafiato. Decido di fermarmi a Port Campbell per trascorrere la notte, parcheggio in riva al mare e lascio che il rumore delle onde mi addormenti. Il panorama all'alba e' ancora piu' incredibile; i primi raggi di sole danno un colore etereo alle rocce ed all'orizzonte nel mare. Melbourne e' a poche ore da qui, ma non c'e' fretta: ci sono un sacco di posti dove fermarsi ed ammirare alcune formazioni rocciose dalle forme e dai nomi improbabili. I famosi Dodici Apostoli, il London Bridge, il Grotto, Bay of Islands, Loch Ard Gorge, eccetera eccetera. L'oceano antartico ha fatto proprio un bel lavoro in quest'angolo d'Australia.
Lascio la costa ed e' ormai sera quando arrivo a Geelong, piccola cittadina ad un'oretta da Melbourne. L'ultima ora insieme a Bianca, l'ultima ora sulle strade d'Australia e del mondo prima di arrivare nella mia ultima tappa di questa prima parte di viaggio. Anche se non credo ci sia una prima parte, con intervallo e seconda parte, come al cinema. Anche se ho deciso di tornare a casa, il mio viaggio non si fermera' li'. Certo, tornero' in Australia in un paio di mesi, ma anche quando saro' a casa il mio viaggio continuera'. Non e' solo una questione di muoversi, e' una questione di mentalita'. E una volta partiti per questo viaggio, non ci si ferma: che tu sia a casa o dall'altra parte del mondo.
I sobborghi di Melbourne ingoaino Bianca, un po' persa in mezzo a tutto questo traffico, queste autostrade, queste migliaia di uscite con destinazioni mai sentite. Dopo questi mesi in mezzo al nulla, non e' difficile capirla. Con una mano sul volante e l'altra a sfogliare l'atlante stradale, riesco ad indirizzarmi verso St.Kilda, un sobborgo di Melbourne sul mare, ed il posto dove tutti mi hanno consigliato di andare. Dopo alcuni casini con il traffico, inclusa un'assurda regola valida solo qui che ti obbliga a stare sulla corsia di sinistra se vuoi svoltare a destra (non chiedetemi come e perche'), arrivo di fronte alla guesthouse che mi hanno consigliato quando ero ad Adelaide. E' una casa vittoriana molto carina, con tanto di salotto con caminetto e poltrone, una bella sala da pranzo e splendide camere. Ma non c'e' posto per oggi, quindi per una notte dovro' accontentarmi dell'ostello piu' orrendo a cui possa pensare; un edificio gigantesco con sei piani e centinaia di camere, ambiente sterilizzato (sembra un'ospedale), chiavi magnetiche per entrare ovunque (camere, ascensori, perfino nei cessi). Impersonale; senza carattere. Ci sono una marea di persone, ma come sempre in questi posti non si riesce ad andare oltre il ciao, come ti chiami. Troppe persone. Altro punto a favore dell'essere soli.
Passo la notte nell'ospedale, pardon ostello, e non apro nemmeno lo zaino. La mattina sono pronto a trasferirmi immediatamente ad Olembia, la guesthouse di cui parlavo prima. Ambiente antitetico, poche persone, ma con le quali vale la pena di parlare. Credo che sia il posto giusto per passare questi ultimi giorni in Australia, prima di tornare all'ovile.
Non che voglia passare tutta la vita da solo, ma la repulsione che la maggior parte delle persone prova nei confronti dell'essere “da soli”, non la condivido. La capisco, credo, ma non la condivido. “Essere” da soli e' ben diverso da “sentirsi” soli, ci passa un anno luce tra le due. Una paura atavica di non avere qualcuno fisicamente al proprio fianco. Paura. Quando ci si ferma ad analizzarla, ci si accorge, almeno per quanto mi riguarda, che non ha alcun senso. Essere soli, padroni completi della strada da seguire, del proprio destino; nessuno che ti dica cosa tu debba fare, come ti debba comportare, dove tu debba andare, quando e come, nessun consiglio piu' o meno spassionato, nessuna indicazione, nessuno da seguire o inseguire. Non vedo cosa ci sia di pauroso in tutto questo; eccitante, semmai.
Mi direte, ma la compagnia e' necessaria sempre e comunque. Il fatto di parlare con qualcuno e' importante; mah, la maggior parte delle volte si parla solo per dar aria alla bocca, e tante volte si sta meglio senza parole. La possibilita' di appoggiarsi a qualcuno e di ricevere aiuto in qualsiasi forma; un tantino egoistico, no? La paura di non farcela da soli; poca fiducia in se stessi. Il condividere le esperienze con un'altra persona; le esperienze solo sempre personali, che tu sia solo o in venti, ed ognuno le vive in maniera differente; poi condividere come mostrare un po' di foto della vacanza al mare, significa non aver proprio capito cosa significhi viaggiare. Non e' certamente una collezione di luoghi.
Io credo che sia piu' che altro il non star bene con se stessi, che rende il fatto di essere da soli cosi ripugnante. Serve sempre qualche distrazione per non fermarsi a pensare un po' a se stessi; sia mai che si scopra di non essere proprio felici o di cominciare a farsi domande scomode come “e' questo che voglio fare della mia vita?”. Scherziamo?
Bianca attraversa il confine tra South Australia e Victoria e scorre lungo la Great Ocean Road, una delle strade piu' belle al mondo; non che io sia stato su tutte le strade del mondo, non ancora almeno, ma cosi dicono. Qualche volta bisogna fidarsi; particolarmente se la strada si snoda lungo alcune fantastiche scogliere a picco sul mare, e se bisogna sforzarsi veramente tanto a buttare l'occhio ogni tanto anche alla strada invece che solamente al panorama mozzafiato. Decido di fermarmi a Port Campbell per trascorrere la notte, parcheggio in riva al mare e lascio che il rumore delle onde mi addormenti. Il panorama all'alba e' ancora piu' incredibile; i primi raggi di sole danno un colore etereo alle rocce ed all'orizzonte nel mare. Melbourne e' a poche ore da qui, ma non c'e' fretta: ci sono un sacco di posti dove fermarsi ed ammirare alcune formazioni rocciose dalle forme e dai nomi improbabili. I famosi Dodici Apostoli, il London Bridge, il Grotto, Bay of Islands, Loch Ard Gorge, eccetera eccetera. L'oceano antartico ha fatto proprio un bel lavoro in quest'angolo d'Australia.
Lascio la costa ed e' ormai sera quando arrivo a Geelong, piccola cittadina ad un'oretta da Melbourne. L'ultima ora insieme a Bianca, l'ultima ora sulle strade d'Australia e del mondo prima di arrivare nella mia ultima tappa di questa prima parte di viaggio. Anche se non credo ci sia una prima parte, con intervallo e seconda parte, come al cinema. Anche se ho deciso di tornare a casa, il mio viaggio non si fermera' li'. Certo, tornero' in Australia in un paio di mesi, ma anche quando saro' a casa il mio viaggio continuera'. Non e' solo una questione di muoversi, e' una questione di mentalita'. E una volta partiti per questo viaggio, non ci si ferma: che tu sia a casa o dall'altra parte del mondo.
I sobborghi di Melbourne ingoaino Bianca, un po' persa in mezzo a tutto questo traffico, queste autostrade, queste migliaia di uscite con destinazioni mai sentite. Dopo questi mesi in mezzo al nulla, non e' difficile capirla. Con una mano sul volante e l'altra a sfogliare l'atlante stradale, riesco ad indirizzarmi verso St.Kilda, un sobborgo di Melbourne sul mare, ed il posto dove tutti mi hanno consigliato di andare. Dopo alcuni casini con il traffico, inclusa un'assurda regola valida solo qui che ti obbliga a stare sulla corsia di sinistra se vuoi svoltare a destra (non chiedetemi come e perche'), arrivo di fronte alla guesthouse che mi hanno consigliato quando ero ad Adelaide. E' una casa vittoriana molto carina, con tanto di salotto con caminetto e poltrone, una bella sala da pranzo e splendide camere. Ma non c'e' posto per oggi, quindi per una notte dovro' accontentarmi dell'ostello piu' orrendo a cui possa pensare; un edificio gigantesco con sei piani e centinaia di camere, ambiente sterilizzato (sembra un'ospedale), chiavi magnetiche per entrare ovunque (camere, ascensori, perfino nei cessi). Impersonale; senza carattere. Ci sono una marea di persone, ma come sempre in questi posti non si riesce ad andare oltre il ciao, come ti chiami. Troppe persone. Altro punto a favore dell'essere soli.
Passo la notte nell'ospedale, pardon ostello, e non apro nemmeno lo zaino. La mattina sono pronto a trasferirmi immediatamente ad Olembia, la guesthouse di cui parlavo prima. Ambiente antitetico, poche persone, ma con le quali vale la pena di parlare. Credo che sia il posto giusto per passare questi ultimi giorni in Australia, prima di tornare all'ovile.





Comments
Concordo con te non è neccessario la compagnia sempre. Perchè chi non sta bene da solo non potra' mai stare bene in compagnia. Ma non generalizzare - mica tutte le coppie stanno insieme solo perchè non vogliono sentirsi soli, non credi nell'amore? Poi io non credo che è il fatto di essere soli che è cosi ripugnante, ma come viene vista dalla communità in cui vivi. Si puo stare bene insieme senza abbandonarsi.
L'amore non impedisce mai a un uomo di seguire la propria Leggenda Personale. Se questo accade è soltanto perché non si trattava di vero amore. (Paulo Coelho)