L'arca di Noe'
Trip Start
Apr 20, 2008
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110
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Trip End
Ongoing
“Avviciniamoci di piu', facciamo qualche altra foto”. “No, no, cosi' li spaventiamo; siamo gia' vicinissimi, meno di cinque metri. Poi sono talmente grossi che se gli girano ci danno una codata e tanti saluti alle fotografie e al sottoscritto”. “Ma no, dai; usiamo la mia tecnica di avvicinamento”. Nikki sfodera la propria “tecnica”, che consiste nel mimetizzarsi con i canguri accennando dei goffi quanto demenziali saltelli in stile “Skippy the bush kangaroo”. Chi e' Skippy? E' il protagonista di uno dei piu' popolari cartoni animati australiani; gia', qui non hanno cani, topolini, Mazinga o Holly e Benji. Hanno i canguri anche nei cartoni animati. Mi sembra giusto, dato che sono dappertutto. Su quest'isola poi, la fanno da padrone; ci sono sicuramente piu' canguri che esseri umani. D'altronde non ci vuole un genio per capire come mai questo posto si chiami “Kangaroo island”. Facciamo qualche altra foto in stile National Geographic prima che faccia buio su questa prateria invasa dai simpatici marsupiali; ce ne sono a decine solamente in questo spiazzo, e sono tutti enormi. Due metri o giu' di li'.
Come primo giorno non c'e' male direi: un bel viaggietto in macchina di un paio d'ore da Adelaide fino a Cape Jervis, lungo la meravigliosa Fleurieu peninsula; traghetto, dal costo insensato dato che si tratta di mezz'ora di viaggio, fino a Penneshaw, minuscolo porticciolo sulla terza isola australiana per dimensioni. Cosa c'e' di particolare su questo pezzo di terra? Beh, e' uno dei pochi posti in Australia ancora intatti: nessun animale e' stato introdotto qui, ci sono solo specie autoctone. E ce ne sono tante. Passare qualche giorno su quest'isola, equivale ad immergersi in un'angolo di pianeta dalla natura incontaminata. In soli tre giorni penso di aver visto da vicino una quantita' di animali “esotici” che normalmente una persona non riesce a vedere nemmeno in una vita intera: canguri, koala, foche, pinguini, opossum, wallaby, pellicani, aquile, eccetera eccetera.
Campeggiare in sette e' una bella esperienza, con vaghe similitudine con i boy-scout, con tutto il rispetto per i boy-scout: c'e' chi cucina (ovviamente io e Nikki, con tutto il rispetto per tedeschi e olandesi), chi prova con risultati alterni ad accendere un fuoco, necessario visto il freddo cane che c'e' in questo periodo dell'anno cosi a sud, chi pianta le tende per i poveri sciagurati che dovranno passarsi la notte all'aperto, visto che ci sono solo due macchine e quattro “posti letto”, chi suona la chitarra e chi si occupa di birra ed altre sostanze piu' o meno lecite. E cosi via per 3 notti.
Il cielo ci offre uno spettacolo indimenticabile per la nostra ultima notte sull'isola; abbiamo campeggiato abusivamente vicino ad una spiaggia meravigliosa. Fa freddissimo, ma questo rende il posto ancora piu' bello, se possibile; c'e' qualcosa di speciale nel vedere una spiaggia ed un mare da cartolina in un posto dove fa talmente freddo che il solo pensiero di mettere una mano nell'acqua ti fa rabbrividire. Guardare e non toccare. Ammirare qualcosa d'irrangiungibile, come un quadro. Come il cielo di questa notte: un tappeto nero trapuntato di sassolini luccicanti, con una pennellata bianca nel mezzo. La Via Lattea. Sara' il freddo, sara' la lontananza da qualsiasi forma di luce artificiale, sara' la luna nuova. Io non ho mai visto niente del genere. Silenzio, forse per paura di rompere questo spettacolo, talmente bello da sembrare fragile. Una fantastica senzasione mi avvolge: il pensiero che non ci sia nient'altro al mondo, solo questo posto; che non ci sia altra cosa che preferirei fare in questo momento, se non starmene con la testa all'insu' e lasciar vagare i miei occhi fra le stelle.
Il traghetto ci aspetta per tornare sulla terra ferma; troppi ricordi in soli quattro giorni per riuscire a condensarli tutti in poche righe. Quelle dune di sabbia che assomigliano al Sahara, e non per niente si chiamano Little Sahara; la camminata di ore fino alla Snake Lagoon per vedere il tramonto sull'oceano, tornando in mezzo alla foresta, al buio e sotto la pioggia scrosciante; la meraviglia delle Remarkable Rocks, una serie di rocce “ragguardevoli” dalle forme piu' incredibili, con lo sfondo del mare a risaltarne i colori; le centinaia di foche che si aggirano attorno all'Admirals Arch, un arco scavato dal mare con delle spettacolari stalattiti sul tetto; le corse pazze in macchina sulla spiaggia. Con questo bagaglio di ricordi e centinaia e centinaia di foto, ci imbarchiamo verso Cape Jervis; c'e' un'aria da fine del campeggio estivo: un po' di noi torneranno a lavorare ad Adelaide, altri andranno verso ovest, direzione Perth. Dispiace, ma la vita per strada e' fatta cosi'.
Arriviamo ad Adelaide verso sera, io ho gia' deciso di ripartire verso Melbourne in un paio di giorni; ho cercato di convincere un po' Nikki a seguirmi, ma alla fine credo che si fermera' qui per lavorare un po', prima di andare verso nord ad Alice Springs, l'unico posto dove non e' ancora stato in Australia. L'ho incontrato solamente una ventina di giorni fa, ma lo considero un'ottimo amico a tutti gli effetti. La domanda che mi sento rivolgere spesso e' come faccia a stare tutto questo tempo senza amici, o comunque con persone con cui spendo relativamente poco tempo prima dell'inevitabile addio; la domanda ha senso in un ambiente come casa, dove per farsi un'amicizia ci vuole molto, molto tempo: incontrare nuove persone non e' facile, inserirle nel nostro mondo ancora meno. In viaggio la domanda non ha alcun senso: si incontrano migliaia di persone, e con alcune di queste inevitabilmente si e' sulla stessa lunghezza d'onda; incontrarsi, viaggiare insieme, condividere esperienze lontane anni luce da quelle provate nel proprio ambiente di casa, ed il semplice fatto di essere entrambi alieni in un posto sconosciuto, aumenta vertiginosamente la velocita' con cui qualcuno puo' diventare un amico vero. Il fatto di non sapere quando, dove e se ci si incontrera' di nuovo, non ha nulla a che fare con tutto questo. L'amicizia non e' relativa alla distanza.
Carico Bianca per il suo ultimo viaggio, abbraccio Nikki e gli altri superstiti di Kangaroo Island, e sono pronto a ripartire: viaggio solo verso Melbourne, una nuova citta' ed un volo verso casa mi aspettano.
Come primo giorno non c'e' male direi: un bel viaggietto in macchina di un paio d'ore da Adelaide fino a Cape Jervis, lungo la meravigliosa Fleurieu peninsula; traghetto, dal costo insensato dato che si tratta di mezz'ora di viaggio, fino a Penneshaw, minuscolo porticciolo sulla terza isola australiana per dimensioni. Cosa c'e' di particolare su questo pezzo di terra? Beh, e' uno dei pochi posti in Australia ancora intatti: nessun animale e' stato introdotto qui, ci sono solo specie autoctone. E ce ne sono tante. Passare qualche giorno su quest'isola, equivale ad immergersi in un'angolo di pianeta dalla natura incontaminata. In soli tre giorni penso di aver visto da vicino una quantita' di animali “esotici” che normalmente una persona non riesce a vedere nemmeno in una vita intera: canguri, koala, foche, pinguini, opossum, wallaby, pellicani, aquile, eccetera eccetera.
Campeggiare in sette e' una bella esperienza, con vaghe similitudine con i boy-scout, con tutto il rispetto per i boy-scout: c'e' chi cucina (ovviamente io e Nikki, con tutto il rispetto per tedeschi e olandesi), chi prova con risultati alterni ad accendere un fuoco, necessario visto il freddo cane che c'e' in questo periodo dell'anno cosi a sud, chi pianta le tende per i poveri sciagurati che dovranno passarsi la notte all'aperto, visto che ci sono solo due macchine e quattro “posti letto”, chi suona la chitarra e chi si occupa di birra ed altre sostanze piu' o meno lecite. E cosi via per 3 notti.
Il cielo ci offre uno spettacolo indimenticabile per la nostra ultima notte sull'isola; abbiamo campeggiato abusivamente vicino ad una spiaggia meravigliosa. Fa freddissimo, ma questo rende il posto ancora piu' bello, se possibile; c'e' qualcosa di speciale nel vedere una spiaggia ed un mare da cartolina in un posto dove fa talmente freddo che il solo pensiero di mettere una mano nell'acqua ti fa rabbrividire. Guardare e non toccare. Ammirare qualcosa d'irrangiungibile, come un quadro. Come il cielo di questa notte: un tappeto nero trapuntato di sassolini luccicanti, con una pennellata bianca nel mezzo. La Via Lattea. Sara' il freddo, sara' la lontananza da qualsiasi forma di luce artificiale, sara' la luna nuova. Io non ho mai visto niente del genere. Silenzio, forse per paura di rompere questo spettacolo, talmente bello da sembrare fragile. Una fantastica senzasione mi avvolge: il pensiero che non ci sia nient'altro al mondo, solo questo posto; che non ci sia altra cosa che preferirei fare in questo momento, se non starmene con la testa all'insu' e lasciar vagare i miei occhi fra le stelle.
Il traghetto ci aspetta per tornare sulla terra ferma; troppi ricordi in soli quattro giorni per riuscire a condensarli tutti in poche righe. Quelle dune di sabbia che assomigliano al Sahara, e non per niente si chiamano Little Sahara; la camminata di ore fino alla Snake Lagoon per vedere il tramonto sull'oceano, tornando in mezzo alla foresta, al buio e sotto la pioggia scrosciante; la meraviglia delle Remarkable Rocks, una serie di rocce “ragguardevoli” dalle forme piu' incredibili, con lo sfondo del mare a risaltarne i colori; le centinaia di foche che si aggirano attorno all'Admirals Arch, un arco scavato dal mare con delle spettacolari stalattiti sul tetto; le corse pazze in macchina sulla spiaggia. Con questo bagaglio di ricordi e centinaia e centinaia di foto, ci imbarchiamo verso Cape Jervis; c'e' un'aria da fine del campeggio estivo: un po' di noi torneranno a lavorare ad Adelaide, altri andranno verso ovest, direzione Perth. Dispiace, ma la vita per strada e' fatta cosi'.
Arriviamo ad Adelaide verso sera, io ho gia' deciso di ripartire verso Melbourne in un paio di giorni; ho cercato di convincere un po' Nikki a seguirmi, ma alla fine credo che si fermera' qui per lavorare un po', prima di andare verso nord ad Alice Springs, l'unico posto dove non e' ancora stato in Australia. L'ho incontrato solamente una ventina di giorni fa, ma lo considero un'ottimo amico a tutti gli effetti. La domanda che mi sento rivolgere spesso e' come faccia a stare tutto questo tempo senza amici, o comunque con persone con cui spendo relativamente poco tempo prima dell'inevitabile addio; la domanda ha senso in un ambiente come casa, dove per farsi un'amicizia ci vuole molto, molto tempo: incontrare nuove persone non e' facile, inserirle nel nostro mondo ancora meno. In viaggio la domanda non ha alcun senso: si incontrano migliaia di persone, e con alcune di queste inevitabilmente si e' sulla stessa lunghezza d'onda; incontrarsi, viaggiare insieme, condividere esperienze lontane anni luce da quelle provate nel proprio ambiente di casa, ed il semplice fatto di essere entrambi alieni in un posto sconosciuto, aumenta vertiginosamente la velocita' con cui qualcuno puo' diventare un amico vero. Il fatto di non sapere quando, dove e se ci si incontrera' di nuovo, non ha nulla a che fare con tutto questo. L'amicizia non e' relativa alla distanza.
Carico Bianca per il suo ultimo viaggio, abbraccio Nikki e gli altri superstiti di Kangaroo Island, e sono pronto a ripartire: viaggio solo verso Melbourne, una nuova citta' ed un volo verso casa mi aspettano.



