Quarantena

Trip Start Apr 20, 2008
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Trip End Ongoing


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Where I stayed
Bush camp

Flag of Australia  , South Australia,
Tuesday, May 19, 2009

Niente da fare. Si vede che non e' destino che io veda questo splendido animale; almeno non a breve. Sono sempre nel posto giusto, ma nel momento sbagliato per vedere le balene lungo le coste di questo continente. Prima Cape Leuwin, un paio di mesi fa: decisamente troppo presto; poi Albany, uno dei posti migliori per il whale-watching: un paio di settimane troppo presto; ora qui, Head of Bight, una settimana troppo presto o giu' di li.
Pazienza, vedere le balene sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma anche senza questo posto rimane magnifico. Le scogliere della Great Australian Bight terminano qui, lasciando spazio ad una costa meno drammatica ma altrettanto bella: il Nullarbor plain e' alle spalle, davanti a noi l'inizio della Eyre peninsula; all'altro capo della penisola, Adelaide e tutto il resto. Ma il nostro roadtrip e' tutt'altro che finito: fa quasi impressione pensare che ci siano ancora ottocento chilometri da qui alla capitale della South Australia. Questo viaggio comincia a sembrare interminabile; e non lo dico con dispiacere, anzi.
Lasciati i dingo e fatta una sosta a Head of Bight per dare un'ultima occhiata a questo spettacolare tratto di costa, abbiamo continuato a guidare ad est in mezzo al nulla fino a Ceduna. Posso senza dubbio affermare che il Nullarbor finisce qui; per la prima volta da quando abbiamo lasciato Norseman 1300 km fa, Bianca si imbatte finalmente in un paese degno di questo nome; per carita', niente di gigantesco, una decina di case in croce, ma pur sempre un paesino e non piu' una semplice roadhouse. Qualche negozio, esseri umani invece di canguri, e tutto il resto.
Ceduna e' un punto importante, non solo perche' segna la fine del Nullarbor plain e il ritorno alla semi-civilta' dopo due giorni di strada, ma anche perche' e' il punto in cui si deve passare il “quarantine checkpoint” tra Western e South Australia. Il motivo per cui il controllo e' qui e non al confine vero e proprio, cinquecento chilometri piu' a ovest, mi sfugge; so solo che viaggiando da uno stato all'altro non si puo' portare alcun tipo di pianta, frutta, verdura, eccetera eccetera, soprattutto per non introdurre insetti pericolosi per la flora di uno stato che non sono presenti nell'altro. Io e Nikki abbiamo ancora un po' di scorte alimentari, incluse cipolle ed aglio assolutamente essenziali per la nostra dieta mediterranea fatta di pasta, pasta e ancora pasta tutti i giorni. Ingurgitate diverse banane e mele a tempo di record, decidiamo di far cadere “accidentalmente” alcune cipolle e qualche spicchio d'aglio sotto i sedili e di consegnare il resto alla guardia del checkpoint; se proprio ci becca faremo i finti tonti tipo “oh ci scusi non ci eravamo accorti che queste cipolle erano cadute sotto i sedili!”. Ma il nostro piano si rivela del tutto inutile, perche' la guardia alquanto annoiata non da nemmeno un'occhiata alla macchina e ci dice semplicemente di buttare eventuale frutta e verdura nel bidone. Alla faccia del controllo quarantena!
Contenti di aver salvato gli ingredienti per la cena, riprendiamo la corsa lungo la Eyre highway; direi che Ceduna e' stata un fuoco di paglia, visto che siamo ripiombati rapidamente nel mezzo del nulla. Oggi non ce la faremo ad arrivare ad Adelaide, a meno di continuare a guidare fino a mezzanotte; fretta non ne abbiamo proprio, quindi diamo un'occhiata all'atlante e troviamo un'area di sosta gratuita con tanto di cessi e acqua corrente presso la simpatica cittadina di Kimba; beh, cittadina ancora una volta e' un tantino ottimistico come termine: diciamo un'altro gruppetto di case ed un paio di negozietti, che a confronto Ceduna sembra una metropoli. L'area di sosta si rivela una piazzola vicino al parchetto del paese, ma per noi va piu' che bene. Il piatto di pasta stasera ce lo godiamo piu' del normale, il didjeridoo risuona ancora una volta anche se non fa lo stesso effetto di quando eravamo nel mezzo del nulla circondati dai dingo.
La mattina ci svegliamo sul presto, pronti al nostro ultimo giorno di strada prima dell'arrivo trionfale ad Adelaide; la Eyre highway termina appena finita la Eyre peninsula, in quel di Port Augusta, non prima di aver superato altri posti enigmatici tipo Iron Knob, paesino la cui esistenza e' dovuta solamente alla vicina enorme miniera di ferro. Port Augusta e' un po' il crocevia d'Australia: da qui partono highway in tutte le direzioni. A nord, la Stuart highway che si spinge fino ad Alice Springs e poi Darwin; ad ovest la Eyre highway fino a Perth; a est la strada continua fino a Melbourne e Sydney. Bianca invece piega verso sud e verso la nostra meta Adelaide.
Gli ultimi trecento chilometri volano via in fretta; il paesaggio e' ancora splendido, ma la civilta' comincia a ritornare sempre piu' evidente. I paesini e le cittadine si fanno sempre piu' frequenti, il traffico aumenta, la strada ogni tanto diventa a due corsie per senso di marcia. Quattro splendidi giorni in mezzo ad una natura incontaminata, seppur selvaggia ed arida, e quasi tremila chilometri sono alle nostre spalle, quando in un pomeriggio di meta' maggio Bianca fa il suo ingresso trionfale ad Adelaide, mentre io sono intento piu' a leggere l'atlante stradale e cercare di capire dove andare, che a guidare.
Passiamo il Torrens river e rimaniamo un po' a bocca aperta di fronte ai grattacieli della capitale della South Australia; niente di straordinario, ma dopo questo roadtrip fa comunque impressione. Riusciamo a trovare un ostello, parcheggiamo e ci prepariamo a scoprire questa citta', che a prima vista mi sembra decisamente piacevole. Bianca puo' finalmente prendersi un meritatissimo riposo dopo questa indimenticabile, leggendaria cavalcata attraverso il continente australiano.
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