Al lavoro

Trip Start Apr 20, 2008
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Where I stayed

Flag of Australia  , Western Australia,
Friday, May 15, 2009

Seduto sul rimorchio del trattore che mi riporta al magazzino, guardo il sole tramontare un'altra volta infuocando gli immensi campi che si stendono davanti a me. Stanco morto e sporco di fango, polvere e terra; un'altra giornata di lavoro e' finita. L'ultima. L'ultima di questi due fantastici mesi. L'idea di un italiano che raccoglie patate vicino ad una cittadina australiana che si chiama Albania, fa un tantino ridere, ma l'esperienza di queste settimane nella fattoria dei Barker e' stata una delle cose di questo viaggio che non dimentichero' tanto facilmente. Per la fatica, certo; anche per il fatto che ogni giorno sono talmente ricoperto di polvere e fango che quando torno in ostello ridono tutti e stentano a riconoscermi; per i soldi, ovviamente, perche' quei 4000 dollari mi faranno certamente comodo per continuare a viaggiare; ma soprattutto per l'esperienza stessa di lavorare in una fattoria, all'aria aperta, circondato da paesaggi meravigliosi, assieme a tre australiani talmente simili a tutti gli stereotipi di questa gente da sembrare quasi finti. L'unico aspetto negativo e' che ho visto talmente tante patate nelle ultime settimane, che mi sara' difficile mangiarne o anche solo vederne una per un bel pezzo.
In effetti sono diventato un po' un esperto: non pensavo nemmeno che esistessero tutte queste qualita' di patate. Ruby Lou, Mondiel, Atlantic, Delaware, FL, Nadine, eccetera eccetera. Travis, Darren e Mick, i tre australiani con cui lavoro non mi hanno lesinato lezioni: queste vanno bene arrosto, queste per fare mashed potatoes, queste insalata, queste sono dolci, queste bla bla bla. Come bonus posso anche prendere tutte le patate che voglio, quando voglio: la prima settimana ho praticamente rifornito tutto l'ostello con decine di chili di patate, poi la passione e' andata via via scemando fino a trasformarsi in completa repulsione. Qual'era il mio compito in fattoria? Beh, hanno un macchinario gigante per raccogliere le patate, che "apre" il terreno e trasporta le patate sul rimorchio. Travis il boss e Darren suo figlio si danno il cambio alla guida della raccoglitrice, io e Mick dobbiamo controllare il rimorchio, la velocita', e fare una cernita delle patate quando passano sul carrello davanti a noi, e togliere sassi, pietre e soprattutto patate marce. Ora, immaginatevi la cosa piu' disgustosa e puzzolente che avete mai visto in vita vostra. Fatto? Beh, niente al confronto di centinaia di patate marce, puzzolenti e che se le strizzi producono uno strano liquido giallastro appiccicaticcio; soprattutto se devi maneggiarle, senza guanti, tutto il giorno. Ogni tanto la raccoglitrice si pianta perche' c'e' troppo fango o per altri strani motivi a me ignoti, ed allora il lavoro diventa un incubo: sacco tra le gambe, schiena piegata e via di raccolta a mano. Mezzora basta per spezzarsi la schiena, non so come facessero una volta, considerata l'immensita' dei campi dove lavoriamo: con la raccoglitrice ci si mettono mesi a finire il raccolto, non oso immaginare a mano. Una volta che la raccoglitrice e' piena, dobbiamo mettere le patate in enormi contenitori da un metro cubo, e portarle in magazzino con un trattore. In media raccogliamo un centinaio di questi contenitori al giorno: una marea di patate. Mai avrei creduto di poter guidare un trattore, ma un giorno Travis mi ha semplicemente chiesto di guidarlo. A dire la verita' le testuali parole sono state: "Can you drive this cunt back to the fucking shed, mate?". Altra esperienza da aggiungere alla lista.
Ora, se non avete ben compreso l'ultima frase, vi faro' una breve introduzione allo slang australiano, di cui i miei compagni di lavoro fanno un uso smodato, tanto che i primi giorni ho dovuto chiedergli se per favore potevano parlare inglese. Le due parole chiave sono "cunt" e "fucking". La prima si puo' tradurre con "organo genitale femminile" (tanto per non urtare la suscettibilita' di nessuno), ma viene usata per qualsiasi cosa; "drive this cunt" puo' voler dire "guida quel trattore", "that cunt of a dog" vuol dire "quel cane", eccetera eccetera. La seconda parola e' semplicemente una congiunzione, buttata li' ogni tre o quattro parole; se la togli non fila piu' il discorso. A parte queste due parole chiave, e' necessario abbreviare ogni parola possibile: brekkie (breakfast), footie (football), smoko (smoking break), undies (underware), sunnies (sunglasses), barbie (barbecue), roos (kangaroos), eccetera eccetera fino all'infinito. E poi la regola fondamentale: mangiarsi le parole e parlare con un accento praticamente incomprensibile. Piu' in generale, ogni buon australiano deve sempre spararle grosse; all'inizio non e' facile distinguere la verita' dalle balle, ma dopo un po' ci si fa l'abitudine e non e' difficile scoprire quando qualcuno "is talking bullshit". Cioe' praticamente sempre. Ah, dimenticavo; anche una punta di razzismo e' necessaria, tipo trovare nomignoli per ogni altra nazionalita' esistente su questa terra: gli inglesi sono poms (prisoners of her majesty), gli italiani, e piu' in generale i mediterranei, sono wags (e non ho ben presente il significato di questa parola), gli aborigeni sono bongs.
Il trattore arriva in magazzino, scendo e saluto i miei tre compagni di lavoro: sono molto contenti di come ho lavorato in queste sette settimane, soprattutto perche' sono stato il rimpiazzo di due canadesi che sono stati licenziati perche' erano "fucking lazy cunts". E' stata una fortuna trovare questo lavoro, grazie ad un annuncio nella bacheca dell'ostello una settimana dopo il mio arrivo e proprio quando stavo per ripartire verso est stanco di cercare lavoro invano. Una telefonata e' bastata perche' mi dicessero "cominci domani, vieni qui alle 7.30"; e da quel giorno 10 ore tutti I giorni, 5 e qualche volta 6 giorni a settimana. Ma e' strano come il lavoro, pur duro, non mi pesi piu' di tanto: d'altronde quando lavori con un obiettivo, fare soldi per continuare a viaggiare, niente ti pesa piu' di tanto. Travis mi dice che se voglio mi da il contatto di un'altra potato farm in South Australia, vicino ad Adelaide; e se voglio posso sempre tornare qui in novembre per l'inizio del prossimo raccolto. No grazie, e' stata una bella esperienza, ma adesso basta patate.
Risalgo in macchina e mi faccio i soliti trenta chilometri di ritorno all'ostello: non proprio il solito tragitto da pendolari, visto che invece del traffico ci sono strade sterrate, panorami mozzafiato, canguri che saltano al lato della strada, bandicoot, mucche, serpenti tigre e roba simile. Non proprio malaccio come strada da fare tutti i giorni per andare a lavorare, a parte quella volta che sono rimasto senza benzina a venti chilometri da casa e ho dovuto fare autostop (e non e' stato facile visto che ero ricoperto dalla testa ai piedi di polvere e fango, inclusi occhi ed orecchie) fino all'ostello, prendere una tanica di benzina e farmi portare di nuovo alla macchina.
Ormai mi sono proprio sistemato: ho una macchina, un numero di telefono, un lavoro, un conto in banca, mi sono registrato al ministero delle entrate, pago le tasse, sono residente in Australia. E' tutto di una facilita' sorprendente, niente burocrazia e complicazioni in classico stile italiota. Casa? Beh, ho anche quella, l'ostello in cui mi trovo: Albany Backbackers, e ringrazio quella monetina per avermi portato qui. In effetti ostello non e' proprio il termine piu' appropriato per questo posto; gabbia di matti gli si addice di piu'. Almeno fino ad una settimana fa, visto che adesso e' completamente vuoto. Sono l'ultimo rimasto di un'allegra famigliola di una ventina di persone, tutte qui ad Albany per lavorare, che hanno passato tante indescrivibili settimane qui in ostello. Indescrivibili credo sia la parola giusta: primo perche' ne sono successe talmente tante di cose tra queste mura, che ci vorrebbero anni per raccontarle tutte a dovere; secondo perche' tante di queste cose sarebbe meglio non descriverle o raccontarle affatto.
Ora mi scuserete se faccio una lista stile tema di italiano delle medie, ma i componenti della famiglia devo menzionarli tutti, perche' ognuno di loro, chi piu' chi meno, a contribuito a rendere leggendari questi mesi. Dunque vediamo: Danny ed Anne (irlandesi), Briony, Jen, Tracy, Gav, Cameron e Jenny (inglesi), Maria (tedesca), Niels (olandese), Mel e Doug (canadesi), Shannon e Ben (australiani), Walther e Gennadi (russo-tedeschi), Stefanie (tedesca proprietaria dell'ostello), Nick (neozelandese), Sharon (taiwanese), Celine e Audrey (francesi), per qualche giorno anche Silke e poi Stefano, gli unici due italiani, oltre al suddetto, a popolare ABP. Poi il fatto che una fosse bolzanina e l'altro di Bassano, mi ha fatto venire un po' nostalgia di casa.
Tralascero' le cose piu' trasgressive, per evidenti motivi di censura, e diro' solo che dovreste avere una fervida immaginazione per riuscire anche solo ad avvicinarvi al livello di follia che si e' scatenata in questo posto in alcuni giorni. Faro' alcuni brevi esempi, poi per racconti dettagliati sono sempre disponibile in privato (e dietro pagamento). I fine settimana con conseguente abuso di alcool di solito cominciavano il mercoledi, e credetemi non e' bello raccogliere patate marce alle 8 di mattina quando sei andato a dormire (o meglio quando hai perso i sensi) alle 4. Un paio di serate vale la pena di raccontarle; il 30imo compleanno di Anne, con annessa festa punk: io e Danny eravamo i Sex Pistols, con il sottoscritto nei panni di Sid Vicious, e l'irlandese perfetta copia di Johnny Rotten. Il compleanno di Tracy e Niels, nonche' mio primo anniversario sulla strada (20 aprile), festa in costume stile fiabe: io ero l'unico ed impareggiabile Gatto con gli Stivali. Due o tre volte siamo anche andati nell'unica discoteca di Albany, dietro l'angolo, considerata da molti addetti ai lavori "la peggiore discoteca d'Australia"; con una reputazione cosi' e' praticamente impossibile non andarci almeno una volta. Un paio di volte siamo anche andati tutti in campeggio su Frenchman bay, in un posto chiamato Cozy Corner; davvero un bel posticino vicino all'oceano; poi andare in campeggio in venti e' un'esperienza di quelle da non perdere. Ogni tanto siamo andati a pescare sul molo qui davanti; fino a quando una sera a Doug e' venuta una voglia improvvisa di scalare l'albero di un antico vascello restaurato vicino al porto, per poi cadere da una decina di metri, rompersi il bacino ed essere costretto a letto per un mese (e senza assicurazione medica). E poi la madre di tutte le serate: la sera in cui tutte le ragazze sono andate a vedere uno spogliarello maschile, e tornare in ostello completamente impazzite; l'intera nottata si e' trasformata in un lesbo-show senza precedenti (e non sto parlando di qualche bacetto innocente). Beh, non e' che sia poi una gran notizia in questo posto; visto l'andazzo si potrebbe tranquillamente pensare che questo ostello sia rimasto ancora agli anni Sessanta e all'amore libero. Oltre a qualche folle notte, che non descrivero' per non scioccarvi troppo, un po' di tempo l'ho speso con Briony, bella ragazza davvero anche se a dir poco complicata.
Ma ora e' tutto finito; nella gabbia di matti non ci sono piu' matti, quindi e' proprio tempo di evadere. Praticamente tutte le persone che erano qui se ne vanno, una dopo l'altra, verso nord e verso il caldo. Ad Albany e' arrivato l'inverno, di giorno si sta ancora bene ma la sera fa un freddo decisamente non australiano. Io a nord ci sono gia' stato, e di regola non torno mai sui miei passi. Si va verso est. Cosa c'e' ad est? Assolutamente nulla fino alla South Australia ed Adelaide, 3000 chilometri da qui. In macchina sono almeno 4 giorni in mezzo al Nullarbor plain. Dopo questi mesi il mio spirito e' assetato di avventura, e non posso immaginare nulla di meglio di questo roadtrip. Da Adelaide mi spingero' fino a Melbourne, da dove volero' a casa a meta' giugno per una breve "vacanza" all'interno di questo viaggio. Visto che tutti vanno a nord e io sono l'unico a non seguire il gregge di backpackers che sta risalendo la costa verso Broome, avevo pensato di rendere il viaggio il piu' estremo possibile e spararmi quelle migliaia di chilometri da solo. Ma il destino ha voluto altrimenti: ho chiamato i miei ex-coinquilini di Perth, ed e' saltato fuori che si e' aggiunta un'altra persona da quando sono partito. Nik, amico di Matthew dai tempi del liceo, anche lui maltese, non riesce a trovare un passaggio verso est. In un attimo ci siamo messi d'accordo, dopo un paio di giorni ha preso un autobus per Albany ed adesso e' qui con me, entrambi pronti a partire verso il nulla che ci attende lungo la strada.
Albany: non scordero' mai piu' questo posto per tanti innumerevoli motivi. Ma e' ora di partire. Bianca e' carica e pronta, appena revisionata e con una marmitta nuova di zecca che le dona molto; e' una bella giornata di meta' maggio, il sole mattutino illumina la facciata dell'ostello, ed un'improvvisa vampata di nostalgia mi stringe un po' il cuore e mi bagna gli occhi. E' proprio ora di partire.
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Comments

annetta
annetta on

ehi tu
ma non penserai di tornare in europa senza scrivere niente??? pensa a quelli che non ci sono più in Europa, che diamine!!!

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