Frane, confini e fiumi
Trip Start
Apr 20, 2008
1
41
111
Trip End
Ongoing
Where I stayed
B.a.p. guesthouse
Dopo cinque fantastici, selvaggi, rilassanti giorni a Luang Namtha, e' ora di muoversi verso sud per scoprire nuovo meraviglie di questo Paese. Prossima tappa Luang Prabang, cittadina dichiarata Patrimonio dell'Umanita', piena di stupa e templi buddhisti. Per arrivarci ci sono due percorsi possibili: 11 ore di autobus tra le montagne del nord del Laos, oppure 5 ore di minibus fino a Huay Xai al confine con la Thailandia e poi due giorni di battello sul Mekong. Presi da un impulso di imitare in qualche modo Apocalipse Now, scegliamo la seconda strada. Prima di partire, vado nell'unica banca del paesino e cambio gli ultimi 2000 yuan cinesi che mi sono rimasti in tasca: sono circa 200 euro, ma in cambio ricevo una vagonata di kip, piu' di un milione e mezzo; le banconote sono talmente tante che non riesco nemmeno a chiudere il portafoglio. Beh, almeno posso dire di essere milionario! Il che non e' affatto distante dalla realta' qui in Laos, visto che se si sta un attimo attenti alle spese si puo' vivere tranquillamente un mese con quella cifra: un paio di euro per una stanza, la stessa cifra per un sostanzioso pasto, cinquanta centesimi di euro per una bottiglia grande di Beerlao, tanto per farvi capire.
Dopo 5 ore, 150 Km e quattro frane (che sono la regola, piuttosto che l'eccezione in questa stagione), arriviamo a Huay Xai nel tardo pomeriggio: lo spettacolo del Mekong, che arriva qui dopo aver attraversato Cina e Myanmar, ci accoglie all'arrivo mentre cerchiamo un posto dove passare la notte; le imbarcazioni per Luang Prabang partono solo al mattino. Troviamo una bella guesthouse gestita da una simpatica signora sulla settantina che parla laotiano, inglese, francese e qualche parola di spagnolo: incredibile! Due passi per la citta'...cioe' per il paesino (qui in Laos non esistono citta', se non Vientiane), poi decidiamo di andare sul lungofiume per trovare un ristorante e cenare: prendiamo la prima viuzza che scende verso il Mekong e ci troviamo su un piccolo molo con alcune imbarcazioni, costretti a tornare indietro. Ci giriamo e risaliamo la viuzza, quando sentiamo un tizio che ci chiama chiedendoci i passaporti: mi giro e mi trovo davanti un poliziotto laotiano. A quanto pare alla fine di quella viuzza, giusto poco prima del fiume, c'e' la "dogana" e il posto di confine con la Thailandia, che si trova sull'altra sponda del Mekong: inavvertitamente siamo stati in terra di nessuno per qualche momento e siamo poi rientrati in Laos. Ma qui non siamo certo in Cina, e il poliziotto si fa una risata quando capisce che non ci siamo nemmeno accorti di dove stavamo andando e ci lascia andare.
La mattina dopo siamo pronti a salire su un'imbarcazione di legno, destinazione Luang Prabang.
Dopo 5 ore, 150 Km e quattro frane (che sono la regola, piuttosto che l'eccezione in questa stagione), arriviamo a Huay Xai nel tardo pomeriggio: lo spettacolo del Mekong, che arriva qui dopo aver attraversato Cina e Myanmar, ci accoglie all'arrivo mentre cerchiamo un posto dove passare la notte; le imbarcazioni per Luang Prabang partono solo al mattino. Troviamo una bella guesthouse gestita da una simpatica signora sulla settantina che parla laotiano, inglese, francese e qualche parola di spagnolo: incredibile! Due passi per la citta'...cioe' per il paesino (qui in Laos non esistono citta', se non Vientiane), poi decidiamo di andare sul lungofiume per trovare un ristorante e cenare: prendiamo la prima viuzza che scende verso il Mekong e ci troviamo su un piccolo molo con alcune imbarcazioni, costretti a tornare indietro. Ci giriamo e risaliamo la viuzza, quando sentiamo un tizio che ci chiama chiedendoci i passaporti: mi giro e mi trovo davanti un poliziotto laotiano. A quanto pare alla fine di quella viuzza, giusto poco prima del fiume, c'e' la "dogana" e il posto di confine con la Thailandia, che si trova sull'altra sponda del Mekong: inavvertitamente siamo stati in terra di nessuno per qualche momento e siamo poi rientrati in Laos. Ma qui non siamo certo in Cina, e il poliziotto si fa una risata quando capisce che non ci siamo nemmeno accorti di dove stavamo andando e ci lascia andare.
La mattina dopo siamo pronti a salire su un'imbarcazione di legno, destinazione Luang Prabang.



