Sbarco in Sol Levante

Trip Start Apr 20, 2008
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Trip End Ongoing


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Where I stayed
Ferry "Rus"

Flag of Japan  ,
Thursday, May 29, 2008

Solo mare. E' passato un giorno da quando ho lasciato la Russia e dal ponte della "Rus" non si vede altro che il Mar del Giappone in ogni direzione. Ho letto da qualche parte che questa traversata e' solitamente una delle piu' movimentate al mondo, ad esempio i mongoli ci lasciarono le penne quando tentarono di raggiungere il Giappone per conquistarlo. Almeno cosi' mi pare di ricordare. Quindi ero gia' pronto ad un'avventura stile Tempesta Perfetta, ma con mia grande delusione il mare e' soprendentemente piatto e calmo; non altrettanto si puo' dire, pero', dell'atmosfera all'interno del traghetto.
Ho scoperto che l'unico motivo dell'esistenza di questa tratta e' la quantita' abnorme di macchine giapponesi che vengono importate in Russia: al ritorno dal Giappone la nave e' letteralmente piena di macchine, e con piena intendo dire macchine anche sui ponti e nella piscina, oltre che nella stiva. La maggior parte sono macchine usate, e cosi' ho capito perche' in Russia ci sono tantissime auto con la guida a destra (come in Giappone) pur essendo un Paese con la guida a sinistra. Fatto sta che nel viaggio di andata gli unici passeggeri della nave sono pseudo-uomini d'affari (vale a dire trafficoni) che vanno in Giappone a comprare auto usate da rivedere in Russia. Beh, tutti tranne me e pochi altri di cui vi parlero' a breve. Ovviamente avrete gia' capito da soli che il passatempo preferito di questi "businessman" sulla nave e' quello di bere, poi bere, e poi bere ancora. Ancora una volta non ho scampo, e io che pensavo di aver ormai gia' dato la mia parte una volta uscito dalla Russia; illuso! A proposito di uscire dalla Russia, e' stato abbastanza facile passare la dogana, anche se ci sono volute quattro ore di coda; almeno non mi hanno fatto storie e soprattutto non hanno nemmeno controllato registrazioni e carta d'immigrazione.
La nave in se' non e' male: colazione, pranzo e cena sono inclusi nel prezzo e parecchio abbondanti, ci sono tre bar e anche una discoteca (peccato che le uniche presenze femminili siano in media sulla cinquantina). La mia cabina e' abbastanza confortevole, letto, tv e doccia; poi ho avuto la fortuna di avere come compagno di stanza Bruno, un ragazzo francese anche lui reduce dalla Transiberiana (fatta tutta d'un fiato da Mosca a Vladivostok) e anche lui diretto in Giappone e poi in Cina: tra due chiacchiere e qualche partita ad uno strano gioco di carte francese il tempo e' passato via veloce. La prima sera ho scoperto che nei sette giorni trascorsi in treno in Russia non aveva mai bevuto nemmeno una volta vodka: scriteriato! Lo prendo di peso e lo porto al bar del traghetto: e fu cosi' che passammo tutta la sera a bere Russkiy Standard.
Il secondo giorno a colazione abbiamo avuto l'onore di conoscere due persone straordinarie: Dick e Pip, una coppia di australiani sulla sessantina che stanno facendo il giro del mondo in fuoristrada! Abbiamo fatto colazione, pranzo e cena assieme ed e' stato incredibile stare ad ascoltare le loro storie: e' saltato fuori che Dick e' un multimiliardario fondatore della piu' grande catena di negozi di elettronica in Australia. Parecchi anni fa ha venduto tutto, sistemandosi a vita, per dedicarsi alla sua passione per l'avventura: e' stato il primo uomo a fare il giro del mondo in elicottero in solitaria, il primo ad andare dal Polo Nord al Polo Sud in elicottero, sempre in solitaria; ha fatto diverse volte il giro del mondo da solo in aereo e adesso sta per finire questa nuova avventura in fuoristrada con la moglie. Hanno attraversato il nord America dall'Alaska a New York, l'Europa e la SIberia e adesso stanno per arrivare in Giappone per poi spedire il fuoristrada in Australia, che attraverseranno da Ovest ad Est nel deserto, fino a Sydney. Mi hanno dato indirizzo, sito web e numero di telefono, pregandomi di non darlo a nessuno in Australia, perche' li' sono molto conosciuti (se cercate Dick Smith su Wikipedia capirete di cosa parlo), ma pregandomi anche di contattarli senza alcun problema se mi servisse qualcosa quando saro' in Australia. Beh, una cosa e' certa: stando a casa certi incontri non li fai di sicuro!
Smaltita l'emozione e l'ammirazione per i racconti di Dick, io e Bruno affrontiamo la seconda, lunghissima notte sul traghetto: mi sembra di essere tornato sul treno e dopo un po' siamo attorniati di russi che ci tempestano di domande (e di birre). Fantastico. I piu' simpatici sono sicuramente Alexander e Vasily, che parla anche un po' d'inglese, che non ci lasciano andare via per nessun motivo al mondo e riescono a trascinarci fino alla discoteca: come detto nessuna ragazza, ma la nottata e' stata parecchio movimentata lo stesso. Alle quattro siamo riusciti a strisciare fino in cabina e a crollare sul letto; cinque ore la nave e' attraccata a Fushiki e abbiamo ricevuto la visita dei doganieri giapponesi direttamente in cabina: non so se sia stata peggio l'assurda pignoleria dei poliziotti o il terrificante mal di testa, regalo d'addio della Russia.
I doganieri ci hanno fatto compagnia per almeno mezz'ora, perquisendo i bagagli (e quando dico perquisire intendo ogni piu' piccolo angolo dello zaino, compresa la biancheria sporca) e facendoci mille domande, sempre con il sorriso sulle labbra e quasi scusandosi ogni volta che dovevano aprire qualcosa. Bruno in particolare ha suscitato la loro curiosita', avendo i capelli rasta: dopo un po' hanno trovato qualcosa in una tasca di un suo paio di pantaloni, probabilmente polvere o terra. Subito hanno chiesto se avesse mai fumato marijuana e con mia enorme sorpresa, anzi direi con mio grande orrore, il pazzo francese ha risposto tranquillamente che qualche volta l'aveva fumata ma che aveva smesso qualche anno fa. Io gli ho lanciato uno sguardo come a dire "ma tu sei completamente idiota!" e i giapponesi hanno cominciato a trafficare con la terra trovata nella tasca, facendo analisi chimiche (non sto scherzando!), per poi accorgersi dopo un po' che era solo terra. Beh, mi sarebbe scocciato cominciare la mia permanenza in Giappone con qualche giorno di galera! Scendo dalla nave e finalmente posso dire di essere nella terra del Sol Levante. Fushiki, vicino Toyama, un piccolo paesino che esiste solo per il porto, immagino. Andiamo in stazione e prendiamo il trenino per Takaoka, una citta' po' piu' grande a una ventita di minuti. Entriamo in un noodles-bar ed ecco la prima cosa strana che vedo in Giappone (e non sara' certo l'ultima): invece di ordinare a qualcuno si devono mettere i soldi in un distributore dal quale si sceglie la portata e si riceve un biglietto da dare al personale del bar; poi ci sono anche distributori automatici di cibo (e intendo portate intere, tipo noodles, sushi etc.). Mangio i miei primi ramen (noodles) e una pallina di riso ricoperta da qualcosa di verde e peloso, credo siano alghe:  non capendo nulla ho scelto ovviamente a caso come ero solito fare in Russia. Dopo pranzo e' l'ora dei saluti: Bruno si ferma qui, ma con la promessa di incontrarci di nuovo da qualche parte, magari in Cina; e' stato divertente condividere questa esperienza con lui.
Non mi rimane altro che fare il biglietto per Tokyo, dove mi aspetta mia cugina: vado alla biglietteria e, nonostante nessuno parli inglese, in un attimo mi capiscono e mi aiutano a fare tutto, sempre con mille inchini e duecento arigato: no, non sono piu' in Russia! Salgo sul mio primo shinkansen: devo dire che sfrecciare a 300 Km/h su un treno fa un certo effetto, soprattutto dopo la mia esperienza sulla Transiberiana. All'inizio, un po' spaventato, avevo voglia di andare dal capotreno e dirgli qualcosa tipo "sei pazzo?? Rallenta!!", poi mi sono rilassato guardando la campagna e le Alpi giapponesi scorrere via in un lampo. In un amen sono alla stazione di Tokyo, che e' talmente enorme che sono riuscito a perdermi: dopo un po' ritrovo la bussola e anche il punto di ritrovo con mia cugina Cristina (pardon Joyce) che mi sta aspettando e che mi accompagna a casa sua dove rivedo anche Martin dopo quasi due anni.
Dopo 40 giorni e 15.000 Km di viaggio, vedere il viso di due persone care e' come una boccata d'aria fresca; mi sento un po' come a casa e sono immensamente felice di essere qui. E di poter finalmente dire che sono andato da Trento a Tokyo senza volare.
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