Il selvaggio est

Trip Start Apr 20, 2008
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Where I stayed

Flag of Russian Federation  , Far East Russia,
Thursday, May 22, 2008

Era proprio cosi' che me l'immaginavo, la Transiberiana. Avete presente quando state per andare in un luogo entrato ormai nell'immaginario collettivo, quasi al punto da essere stereotipato? Ad esempio, i caraibi: uno s'immagina spiagge bianche, palme, mare azzurro; poi arriva li' e si trova davanti esattamente quello a cui aveva pensato. Si rimane quasi increduli e si ha quasi la sensazione di averlo gia' visto quel posto, tanto somiglia alle proprie aspettative.
E' la stessa sensazione che provo guardando fuori dal finestrino del treno; sembra quasi di guardare un documentario alla televisione: sterminate praterie, a cui la steppa ha fatto posto molte ore fa, foreste infinite, fiumi, ruscelli, e per ore ed ore nemmeno l'ombra di qualcosa che sia stato anche minimamente toccato dall'uomo, tranne qualche rarissimo villaggio o qualche dacia. In mezzo a tutto questo due binari, ed un treno che avanza ondeggiando, quasi timoroso e rispettoso anch'esso del maestoso ambiente in cui si trova a viaggiare. Questo e' l'Estremo Oriente della Russia, il suo selvaggio est.
Sono ormai piu' di due giorni che vivo su questo treno; le fermate e le occasione per scendere sono state molto rare, dato che semplicemente non ci sono molti posti dove abbia senso una stazione. Ormai ho imparato a rispettarlo, il treno, e a prendere i suoi ritmi: decide lui dove andare, quando partire ed arrivare, quando posso scendere, dormire, mangiare o andare in bagno, con chi devo viaggiare. In effetti non saprei dire dove finisca il treno e dove inizi me stesso.
Sono in scompartimento con una signora, non oserei chiamarla babushka perche' non credo ne abbia ancora l'eta', che sta tornando a casa a Khabarovsk dopo essere stata ad Ulan Ude a trovare i nipotini. Forse non e' ancora una babushka, ma si comporta proprio come una nonnina: mi aiuta a fare il letto, mi offre da mangiare e poi se ne sta tutto il tempo a cucire vestitini per bambole per la sua nipotina. Io di contro mi sono letto tutto L'Idiota di Dostoevskij in due giorni: non male come ritmo. Per il resto, essendo ormai quasi un esperto, ho cercato di mimetizzarmi al massimo con i russi sul treno e di comporarmi come loro. Primo passo per farlo, il vestiario: tutti, ma proprio tutti i russi, salgono sul treno vestiti in maniera normale, ma appena giunti nello scompartimento, disfano i bagagli e indossano la tenuta ufficiale della Transiberiana. Pantaloni della tuta, meglio se con bande laterali stile Adidas, e maglietta con scritte in inglese senza senso. C'e' poi un'altra corrente di pensiero, che definirei rivoluzionaria, che professa il culto del petto nudo e bermuda, possibilmente di colori fastidiosi e di almeno due taglie piu' grandi del necessario. E' tenuto in grande considerazione anche il fatto di scendere dal treno alle fermate in queste condizioni, anche se e' notte fonda e anche se la temperatura non e' delle piu' miti. Entrambe le correnti di pensiero concordano pero' sulle calzature: sandali con i calzini, tassativamente! Io mi attengo al mainstream e opto per tuta e maglietta, ai sandali con un bel paio di calzini bianchi non posso proprio rinunciare.
Secondo passo: cibo. Qualunque russo che viaggi su un treno sembra un bulimico: oltre a portarsi da casa scorte alimentari sufficienti per un anno in un rifugio antiatomico, ad ogni fermata e' necessario scendere e saccheggiare negozietti o meglio le babushke che attendono sulla banchina. Io dal canto mio, stavolta sono andato in un supermarket e ho preso di tutto: zuppe istantanee, caffe', te', biscotti, salame, pane, formaggio, patatine, cioccolata. Poi ho anche preso un po' di bliny e di pelmeni dalle babushke a meta' strada. La nonnina del mio scompartimento mi guardava con rispetto.
Detto questo, ci sono almeno tre cose per cui purtroppo non riusciro' mai ad essere pienamente come i russi, in parte per mia ferrea volonta'. La prima e' la musica: tutti sembrano letteralmente invasati per l'orripilante disco music, per di piu' russa. No, mi dispiace ma questo e' troppo per me! Anche le provodnitse sembrano apprezzarla e di tanto in tanto la sparano a tutto volume dagli altoparlanti: per fortuna si possono spegnere in ogni scompartimento. Unica eccezione, una canzone di Celentano ed una di Toto Cutugno (di cui avevo visto anche un poster di un concerto a San Pietroburgo...beh in cirillico suonava qualcosa tipo Toto Kytygn, ma c'era la sua foto): ho anche cercato di spiegare che in Italia nessuno ascolta piu' questi cantanti da decenni ormai, ma non c'e' stato niente da fare. La seconda cosa che mi distanzia dai russi e' la quantita' di alcoolici che riescono ad ingurgitare: non voglio certo imitarli per non diventare un alcoolista! Seriamente, qui in Russia hanno dei grossissimi problemi con l'alcool: i miei tre vicini di scompartimento, tre ragazzi appartenenti alla scuola di pensiero rivoluzionaria, sono scesi ad una fermata e sono tornati sul treno con una cassa di birra (25 lattine da mezzo litro) e sembravano avere tutta l'intezione di finirla prima di arrivare a destinazione. Non aggiungo altro.
La terza cosa che mi aiuterebbe ad assomigliare ad un russo e' parlare la loro lingua ovviamente: risultati scarsi ma non e' che sia strettamente necessario in fin dei conti!
Il treno attraversa un lunghissimo ponte sull'enorme fiume Amur ed entra a Khabarovsk; dopo 51 ore di treno sono un tantino stravolto, ma chissa' perche' appena esco dalla stazione sento gia' che mi manca il treno: in effetti la prima notte in albergo non sono nemmeno riuscito a dormire. Ero ormai abituato a dormire quando il treno viaggiava e a svegliarmi quando si fermava. Mi sorbisco la solita scarpinata in citta', stavolta con sandali e calzini, per cercare un letto per le prossime due notti: al terzo tentativo trovo il posto piu' economico, per modo di dire visto che costa davvero tanto rispetto a quello che mi aspettavo di spendere. Tutto sembra essere molto caro comunque, sia gli alberghi, sia il cibo, sia i negozi; d'altro canto e' proprio una bella citta', e dappertutto fervono i preparativi per il 31 maggio, 150 anniversario della sua fondazione. Stavolta ho mancato l'appuntamento di 10 giorni, ma non e' che posso sempre essere nel posto giusto al momento giusto.
L'albergo e' caro, costa come lo Sverdlovsk di Yekaterinburg, ma in compenso e' un piccolo gioellino: sono tutti molto gentili, parlano un po' d'inglese, c'e' pure un computer (lentissimo), un bar che fa anche da mangiare e non costa neppure troppo;  la mia camera ed il bagno, poi, sono un'oasi dopo gli ultimi tre giorni. Faccio una passeggiata per le vie del centro e per il bel lungofiume, dove c'e' anche una spiaggia; la gente e' tornata russa in tutto e per tutto, i tratti asiatici sono rimasti ad Ulan Ude. L'unica cosa che salta subito agli occhi sono le ragazze: innanzitutto sono le piu' belle che ho visto finora in Russia (il che e' tutto dire), poi vestono in maniera abbastanza decente, e per strada o nei bar alcune, udite udite, sorridono!!! All'inizio credevo stessero ridendo di me, che ne so magari avevo una patacca sulla maglia, qualcosa fra i capelli o la zip dei pantaloni aperta, ma dopo aver controllato accuratamente ho concluso che stavano proprio sorridendo allo straniero: svergognate!!
A parte questo, ho anche cercato di fare qualcosa per le mie dannate fotografie, utilizzando il catorcio a vapore che in albergo definiscono computer: un'ora per scaricare tutte le foto dalla macchina fotografica al pc, mezz'ora per caricarle sull'Ipod, dopodiche' ero pronto per caricarne qualcuna sul benedetto blog. Dopo piu' di un'ora ne ho caricato quasi una cinquantina, quando all'improvviso mi esce un messaggio di Windows in russo: io, come ormai sono solito fare, clicco su "da" senza nemmeno pensare, con il risultato che lo pseudo-computer e' andato in pappa e cosi' pure tutte le foto caricate. Per non so quale motivo alcune si sono salvate, quelle di Yekaterinburg e alcune di Krasnoyarsk, quindi se volete vedere qualche carrarmato e qualche missile andate a rivedervi le pagine di quelle citta'. Siate fiduciosi, il Giappone e' vicino e credo che le cose miglioreranno decisamente dal punto di vista informatico.
Oggi e' un giorno speciale, visto che stasera mi aspetta l'ultimo treno di questa lunghissima cavalcata siberiana: Vladivostok dista meno di 1000 chilometri e solamente 13 ore da qui. Solamente? Si', ormai sento che farsi tredici ore di treno e' come andare dietro l'angolo: anche in questo sono entrato nella mentalita' russa!
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Comments

neurojoyce
neurojoyce on

kamchatka
Valix, hai pensato ad andare in Kamchatka.. gia che ci sei...

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