La Perla di Ghiaccio

Trip Start Apr 20, 2008
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Trip End Ongoing


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Where I stayed
Nikita's Guesthouse

Flag of Russian Federation  , Siberia,
Wednesday, May 14, 2008

Apro gli occhi. Lentamente, per non rimanere abbagliato dal folgorante panorama che mi si stende davanti: il sole sta per sparire dietro le colline della terra ferma, lanciando i suoi ultimi raggi sul ghiaccio del lago che poco a poco si sta sciogliendo e forma un pavimento di lastre simile ad una scacchiera dai mille colori. Il bianco del ghiaccio si perde nell'incredibile azzurro dell'acqua, passando per il blu delle spaccature tra una lastra e l'altra; il sole dona qualche riflesso rosso e violetto sia al lago, sia alle poche nuvole che ci sono in cielo. A questo si aggiungono i colori dell'isola, il beige della steppa, il verde delle foreste e il nero delle drammatiche scogliere che si tuffano a picco nel ghiaccio, che sulla costa stenta ancora a lasciar posto all'acqua.
Se valesse la pena fare tutta quella strada e in quelle condizioni per venire qui, e' una domanda che non si pone nemmeno: valeva la pena anche farne il doppio o il triplo, anche solo per assaporare quest'unico momento, per essere proprio in questo punto, proprio in questo istante. Questi ultimi quattro giorni sono stati incredibili, una sintesi di quello che cercavo e di quello che mi aspettavo prima di partire: avventura e, perche' no, un po' di poesia.
Quest'isola e' poesia. Olkhon, una striscia di terra di una settantina di chilometri adagiata nel lago Baikal, la perla blu della Siberia. E come chiamare altrimenti un lago lungo quasi 700 chilometri, profondo in alcuni punti piu' di 1500 metri, che contiente da solo un quinto di tutta l'acqua dolce della Terra, e casa di alcune specie di foche e pesci che vivono solamente qui? L'isola e' un'insieme di steppa, foreste, scogliere e un solo piccolo villaggio, Khuzhir: da qui si godono splendide vedute del lago ed un silenzio rotto solo dal vento e dal rumore del ghiaccio che si sta rompendo. Da qualsiasi parte ti volti e' impossibile non rimanerne affascinato: nessuna foto, ne' tantomeno nessun racconto, puo' rendergli giustizia. Bisogna viverlo.
Il viaggio per arrivare qui e' stata avventura allo stato puro. Ed e' cominciata sul treno da Krasnoyarsk, sul quale ho avuto al fortuna di condividere lo scompartimento con una famigliola russa: Alexey, Natasha e la piccola Xenya. Ci e' voluto un po' per rompere il ghiaccio, dato che ovviamente non parlavano inglese, ma poi mi hanno fatto sentire come a casa. Dopo avermi preso un po' in giro perche' secondo loro non mangiavo abbastanza, mi hanno offerto una specie di banchetto con ogni tipo di specialita' russa; e dopo aver messo a dormire la piccola Xiusha, il buon padre di famiglia ha ovviamente tirato fuori l'immancabile bottiglia di vodka che e' finita molto in fretta tra risate e i miei goffi tentativi di articolare una frase compiuta in russo. In seguito l'immancabile scambio di indirizzi e l'invito ad andare a casa loro, casomai tornassi da queste parti; la cosa piu' incredibile e' che, dopo essere andati a dormire alle tre del mattino, alle sei dovevo svegliarmi per scendere dal treno a Irkutsk: nonostante non avesse dormito un granche', e nonostante proseguisse il viaggio fino quasi a Vladivostok, Alexey si e' svegliato solo per salutarmi e per aiutarmi a portare lo zaino sulla banchina della stazione. Ogni giorno che passa resto sempre piu' affascinato dai russi, che dietro ad un sottile strato di ghiaccio (che peraltro si rompe piuttosto facilmente) nascondono una generosita' ed un'ospitalita' che raramente avevo visto in vita mia.
Esco dalla stazione, e dopo una breve contrattazione riesco a prendere un taxi (beh, ogni macchina privata in Russia puo' diventare un taxi, basta chiedere) per la stazione degli autobus: come sospettavo non c'e' un servizio diretto per Olkhon in questa stagione, ma solo fino a MRS, un paesino sulla costa di fronte all'isola. Decido comunque di andare, pensando che in qualche modo riusciro' a fare la traversata. L'autobus e' in realta' un minibus, residuato sovietico degli anni ottanta, a dieci posti: non si capisce in che modo, ma l'autista riesce a farcene stare quattordici incastrati stile Tetris, bagagli inclusi. A quanto pare da queste parti con conoscono il termine "completo".
La prima parte del viaggio scorre abbastanza liscia, le strade sono asfaltate per le prime tre ore e nonostante non senta piu' le gambe, non riuscendo a muoverle, penso che poteva andarmi decisamente peggio. Ovviamente proprio in quel momento arriva il peggio. Strada sterrata per un paio d'ore, poi l'autista si ferma e fa scendere quasi tutti: io non capisco il perche', essendo l'unico straniero, ma obbedisco. Il minibus riparte e io rimango ad aspettare assieme ad altri passeggeri nel bel mezzo della steppa, nessun segno di civilta' all'orizzonte; comincio a preoccuparmi un tantino, quando il minibus riappare come per magia, una mezz'ora dopo essere partito. L'ultima parte del viaggio e' una specie di vago sentiero nella steppa, ed ogni tanto il bus prende in pieno qualche cratere e io mi ritrovo praticamente a mezz'aria sopra il mio sedile: dopo piu' di sei ore arriviamo finalmente a MRS, un villaggio minuscolo sulle rive del Baikal.
Lancio un'occhiata al lago e non posso fare a meno di notare che e' in gran parte ancora ghiacciato, specialmente a riva: ho il tremendo sospetto che non ci sia nessuna barca a fare la spola, a meno che qualcuno abbia una nave rompighiaccio, ipotesi alquanto remota! La strada costeggia il lago e sale su una piccola collina prima di sparire dietro ad una curva: decido di camminare un po', magari dall'altra parte va meglio. Appena voltata la curva scorgo, duecento metri dopo e alla fine di una discesa, un piccolo porticciolo ed una barca di pescatori: da questa parte il lago non e' piu' ghiacciato e si vede anche l'isola, che e' davvero vicina. Rinfrancato, scendo lungo la discesa, quando vedo la barca partire: corro giu' per la strada urlando come un'idiota e arrivo alla barca giusto in tempo per lanciare lo zaino a bordo e saltare su. A bordo trovo tre tedeschi con i loro zaini, ed una volta sull'isola troviamo assieme un passaggio di un'oretta sui sentieri tracciati nella steppa per Khuzhir, l'unico villaggio dell'isola, e per la guesthouse di Nikita, vero ritrovo per i pochi temerari che vengono qui in questa stagione.
Nikita e' un ex campione russo di ping-pong che gestisce un fantastico piccolo complesso di casette di legno e iurte a Khuzhir: il posto e' a dir poco accogliente, c'e' un'autentica banya (sauna russa), una grande sala che funge da ritrovo e da sala da pranzo, la cucina e' sempre in funzione e vengono serviti tre pasti al giorno di piatti tipici, ognuno dei quali basterebbe a saziarmi per almeno due giorni. La specialita' locale e' l'omul, squisito pesce che vive solo nel lago Baikal e che puo' essere cucinato in migliaia di modi diversi. La guesthouse e' piena di viaggiatori da ogni parte del mondo e non ci si mette molto a fare amicizia con tutti: oltre ai tre tedeschi incontrati sulla barca, Jess, Anja ed Enke, ci sono due irlandesi, Philip e Anouk, una coppia australiana, Murray e Lana, due inglesi, Jamie e Sally, un paio di coreani e dulcis in fundo, due ragazze danesi: Signe e, soprattutto, Vibeke. Non so perche' ma sembra che io abbia un particolare feeling con la Danimarca.
Il secondo giorno sull'isola l'ho trascorso tutto facendo un'escursione a Capo Khoboy, la punta settentrionale dell'isola: un luogo surreale, con fantastiche vedute del lago e soprattutto delle due coste dell'isola con le sue scogliere a picco nel ghiaccio e nell'acqua. Il terzo giorno io e le danesi decidiamo di prenderci un po' di relax, e dopo aver camminato per un po' lungo la costa troviamo una spiaggia lunga un paio di chilometri: il sole e la sabbia rendono la temperatura decisamente piacevole e cosi' ci siamo fermati a prendere il sole, cosa davvero strana se si pensa che di fronte a noi c'e' un lago ancora parzialmente gelato! Sfidato dalle compagne d'avventura che lo avevano fatto il giorno prima, e in un demenziale tentativo di "fare il figo", non resisto alla tentazione di fare un bagnetto: dicono che chi si tuffi nel lago guadagni un anno di vita (beh qualcun'altro dice 10, alcuni addirittura 25), ma una volta entrato ho la sensazione di perderlo l'anno di vita, tanto e' gelata l'acqua! Comunque sulla spiaggia e' talmente caldo che i brividi di freddo mi passano in un attimo, senonche' Vibeke decide che non e' abbastanza e propone di fare una passeggiata su una lastra di ghiaccio abbastanza spessa: peccato che si trovi a cinque metri dalla riva e che siano necessario entrare in acqua per poi salirci sopra scalzi. Fatto anche questo, e vi assicuro che sentire il ghiaccio sotto ai piedi e' come avere una centinaio di coltelli conficcati nella carne: non proprio piacevole, ma almeno posso dire di aver camminato su un iceberg!
La sera ho passato mezz'ora nella banya per recuperare la temperatura corporea ideale, poi, dato che tutte le persone incontrate partivano come me il giorno dopo, per festeggiare siamo andati tutti a vedere il tramonto sulle scogliere, accompagnati da una bottiglia di vodka per riscarldarci nella fredda notte siberiana. Nonostante fossimo in compagnia e nonostante la vodka, nessuno ha detto una parola: forse per paura di infrangere la magia di quel posto, o forse perche' tutti eravamo semplicemente ipnotizzati dallo spettacolo, che ancora una volta non mi e' facile descrivere a parole o con qualche foto.
Tornando alla guesthouse, devo solo aggiungere che la mia camera e' davvero splendida: tutta in legno, un letto enorme per una persona sola (e anche per due...) con accanto una stufa in muratura. Certo, non ci sono ne' acqua corrente ne' bagni a Khuzhir, ma un secchio d'acqua fredda in camera ed un bagno chimico appena fuori fanno il loro dovere: per lavarsi si puo' usare la banya, visto che li' acqua calda ce n'e' in abbondanza essendo una sauna.
Cos'altro aggiungere se non che questo posto mi rimarra' a lungo nel cuore, sia per l'ospitalita', sia per il paesaggio, sia per le amicizie fatte: quasi tutti i miei compagni di questi giorni andranno in Cina, e ci siamo ripromessi di tenerci in contatto. Non si sa mai che ci si possa incontrare da qualche altra parte in Asia.
La mattina del quarto giorno ci aspetta il lungo viaggio di ritorno verso Irkutsk, che si rivela quasi peggio dell'andata visto che c'e' lo stesso numero di persone sul minibus, ma stavolta tutte con i loro enormi zaini; oltre a questo, anche il fatto di lasciare un posto cosi' bello, e qualche postumo di vodka della sera prima, non aiuta a rendere la cosa piu' facile. Se non altro stavolta sono in buona compagnia, e fra due chiacchiere, qualche risata e molti ricordi, la strada scorre via veloce fino a Irkutsk, dove ognuno riprendera' il cammino sulla propria strada.
Sono stati solamente quattro giorni, ma talmente belli ed intensi che rimarranno indelebili nella mia memoria, cosi' come le amicizie fatte su questa splendida isola.
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Comments

dile
dile on

che brividi!
Ciao Vale,
a leggere il tuo racconto mi sono venuti i brividi!
Che meraviglia!Devi fare un libro di questo viaggio in torno al mondo: scrivi troppo bene!Pensaci!
un bacio grande dile
ps.ti seguo ogni giorno

annetta
annetta on

senza parole
...hai ragione,nemmeno le foto avrebbero saputo fotografare il paesaggio così bene come lo hai fatto tu solo con le parole!!!

annetta
annetta on

meraviglia
ho visto che hai messo su le foto di questo posto incantevole.sembra un paradiso!!!!sicuramente me ne ricorderò per un mio futuro viaggio!!!!incantevole!

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