Il Giorno della Vittoria

Trip Start Apr 20, 2008
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Trip End Ongoing


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Where I stayed
Hotel Gostiny Dvor

Flag of Russian Federation  , Siberia,
Saturday, May 10, 2008

Buon Diem Pobedy a tutti voi! Oggi e' il Giorno della Vittoria, anniversario della sconfitta dei nazisti da parte dell'Armata Rossa, ed e' un privilegio essere in Russia in questa giornata di festa, una delle piu' sentite dai russi che sembrano essere molto orgogliosi della propria patria.
Ma andiamo con ordine. Vi avevo lasciato lamentandomi del fatto che Yekaterinburg era una tappa evitabile e bla, bla, bla...Ovviamente, e come spesso succede, mi sbagliavo: e' stata una tappa imperdibile. Dopo aver mangiato qualcosa e bevuto un paio di birre, mi incammino lungo ulitsa Lenina (viale Lenin) verso la stazione quando ancora mancavano quattro ore alla partenza del mio treno, e non posso fare a meno di notare che la via e' transennata e ci sono un po' di persone ai lati che sembrano aspettare qualcosa, cosa non saprei dire. Decido di fermarmi un po', anche perche' ho tempo da buttare: di certo non me ne sono pentito. Dopo circa un'ora i marciapiedi erano invasi da una fiumana di gente e il viale era completamente deserto eccetto qualche poliziotto che faticava a tenere la gente lontana dalla strada. Poi e' cominciato lo spettacolo: uno dopo l'altro saranno sfilati almeno una cinquantina di plotoni dell'esercito che si sistemavano lungo il viale via via che passavano, lasciando libero un passaggio al centro. Una volta che erano tutti in posizione, e non esagero dicendo che saranno stati almeno un migliaio, quello che sembrava un generale in piedi a bordo di una decapottabile ha passato in rassegna tutti i militari gridando ordini di tanto in tanto. Io ovviamente non capivo cosa stesse succedendo, quando tutti i soldati all'unisono hanno cominciato a cantare l'inno russo: nessuna banda, solo la voce di migliaia di persone, comprese quelle ai lati della strada, che cantavano. Ho avuto i brividi per l'emozione.
Dopo aver cantato l'inno, tutti i plotoni hanno ripreso a marciare in ordine, seguiti da un'incredibile sfilata di mezzi militari: furgoni, camion, carri armati, lanciarazzi, e dulcis in fundo, almeno quattro tir che traportavano due missili ciascuno: non so dire se erano missili tattici nucleari, non me ne intendo molto, o semplicemente un residuato bellico della guerra fredda, ma sempre dei cacchio di missili erano! Serata incredibile davvero, e mi ritengo fortunato per averla vista di persona.
Dopo aver smaltito l'emozione, raggiungo la stazione e salgo sul Rossiya che mi portera' a Kransoyarsk: a prima vista non all'altezza della sua fama. Per carita', non mi aspettavo certo di meglio quando prima di partire fantasticavo sulla Transiberiana; ma il treno da Mosca a Yekaterinburg era decisamente meglio, forse anche grazie alla compagnia di Katerina. Stavolta, infatti, niente ragazze russe carine, ma solamente un ragazzo sui vent'anni che ovviamente non parlava una parola d'inglese: come abbiamo fatto a capirci per due giorni resta un mistero inspiegabile, ma credo che la vodka abbia aiutato parecchio. Appena saliti, e appena scoperto che sono uno straniero, il buon Alexander ha subito tirato fuori alcune bottiglie di Baltika (ottima birra russa) e cominciato a brindare alla fraternanza tra i popoli: dopo un po' ho cercato di dirgli, con il mio russo stentato e con l'ausilio del vocabolario, che ora toccava a me offrire da bere, al che lui si e' quasi offeso dicendo che io ero l'ospite e non si sarebbe mai sognato di farmi pagare. Quando il sole cominciava a spuntare dal finestrino, sono finalmente riuscito a convincerlo che ero stanco morto e che dovevo assolutamente dormire: non certo prima che lui mi dicesse che ora io ora ero un suo druk, amico, e non prima di esserci scambiati indirizzi ed email. Questo ragazzo abita a Yekaterinburg, ma lavora a Blagoveshensk, a 6000 Km e 4 giorni di treno di distanza: motivo per cui riesce a tornare a casa solamente 2 o 3 volte all'anno. E pensare che noi ci lamentiamo per mezz'ora di macchina la mattina! Mi sveglio verso le 14, un po' frastornato, e dopo un po' di conversazione (o tentativi di conversazione), e dopo aver passato un po' di tempo in fondo al treno a guardare il selvaggio panorama siberiano scorrere via, decidiamo entrambi di andare nel vagone ristorante per mangiare qualcosa: niente male davvero, bell'ambiente, cibo ottimo, prezzi abbordabili. Inutile dire che anche li' giravano parecchie bottiglie di birra, fino al culmine del dessert, quando il buon Sasha ha ordinato una bottiglia di vodka. E li' e' stata la fine.
Dopo aver fatto ripetuti brindisi, ai quali non potevo naturalmente sfuggire, la bottiglia di vodka e' evaporata e cosi' anche la mia lucidita': avevo assolutamente bisogno di dormire, quindi ho lasciato il mio amico al suo destino e mi sono rifugiato nel mio scompartimento. Sto camminando fra un vagone e l'altro quando sento delle voci conosciute: guardo all'interno di una cuccetta e trovo Josh e Dirk, i due olandesi conosciuti a Mosca, intenti a bere pure loro; riesco a svignarmela dicendo che sarei passato piu' tardi a trovarli. Verso le 21 mi sveglio: il treno e' fermo a Novosibirsk. Scendo e compro qualcosa da mangiare, sto anche piuttosto bene direi. Quando il treno riparte, preso da un impeto masochista, decido di mettere il culo nelle pedate ed andare a salutare gli olandesi: e li' e' stata la mia seconda fine nello stesso giorno. L'intero vagone era pressocche' pieno di olandesi, ancora non so trovare un perche', quello che so e' che in ogni scompartimento sembrava esserci una festa, con relativo abuso di alcoolici, ovviamente venduti sottobanco dalle provodnitsa che sembrano essere fornite di tutto: acqua, caffe', ma soprattutto birra e vodka. Dopo aver gironzolato per i vagoni, bevuto decisamente troppo e conosciuto un sacco di persone, in un momento di lucidita' capisco che e' ora di andare a dormire. L'ho capito anche perche' ho dovuto chiedere alla provodnitsa in quale vagone mi trovassi e in che direzione dovessi andare per tornare al mio scompartimento. Tralascio ogni commento.
Arrivo nella mia cuccetta e trovo Alexander, che non vedevo da ore, in compagnia di due irlandesi intenti a scolarsi una bottiglia di wysky irlandese procurata non so dove e non so come, e a mangiare pesce essiccato. Dopo un po' gli irlandesi se ne vanno, Sasha non e' piu' in grado di reggersi in piedi, figuriamoci di parlare, e io mi addormento all'istante. La mattina mi sveglio, con un filo di mal di testa, e do un'occhiata alla cuccetta: un porcile. Lattine e bottiglie di birra, cartacce, avanzi di pesce affumicato, e una puzza terrificante. Entra la provodnitsa per dirmi che il treno sta per arrivare a Krasnoyarsk, e mi lancia un'occhiataccia (anche perche' sara' lei che dovra' pulire): io cerco di fare una faccia sorpresa e di indicare Alexander (che sta dormendo vestito, scarpe incluse) come a dire che non c'entro niente: almeno mi sono evitato un cazziatone! Sveglio Sasha per un saluto, lui mi abbraccia commosso e mi ripete di mandargli una cartolina. Scendo dal treno: sono a Krasnoyarsk, piu' o meno a meta' strada fra Mosca e Vladivostok, nel bel mezzo della Siberia.
A dispetto del nome, che sembra piu' uno scioglilingua che una citta', Krasnoyarsk e' davvero piacevole. Anche qui il tempo e' fantastico. Il primo giorno trovo un albergo proprio in centro, molto piu' economico del mostro di Yekaterinburg, e molto piu' bello: entro in camera, faccio una doccia e mi butto sul letto. Mi ci voleva un po' di relax dopo questo viaggio a dir poco movimentato. Il pomeriggio faccio una passeggiata sul lungo fiume, lo Yenisey che passa di qui per poi dirigersi a nord fino al mar Glaciale Artico, do un'occhiata al ponte della ferrovia che era il piu' lungo di tutta l'Asia quando fu costruito all'inizio del Novecento. Mangio una specie di kebab russo di cui non ricordo il nome e mi metto in contatto con un certo Anatoliy, guida del posto che organizza escursioni i inglese nella vicina riserva naturale di Stolby.
Oggi e' il giorno della Vittoria, strade piene di gente in festa, parate, spettacoli all'aperto, musica ed un fantastico clima da sagra con bancarelle di cibo sparse un po' ovunque: la mattina l'ho passato in una piazza sotto ad una statua di Lenin ad assistere a qualche spettacolo di danza, poi il pomeriggio ho incontrato Anatolyi. Professore universitario molto giovane con la passione per il turismo, davvero un bel personaggio: siamo andati appena fuori citta' e con una seggiovia abbiamo raggiunto la riserva. Un posto davvero magnifico, con splendide vedute sulla citta' e sulle formazione rocciose di Stolby, alcune delle quali siamo anche riusciti a scalare (talvolta non senza rischiare di farmi seriamente del male, visto che indossavo scarpe da ginnastica). L'unica pecca e' che il posto sembra essere infestato da zecche portatrici di encefalite, ma un buon paio di calzettoni portati sopra i pantaloni e una buona dose di spray hanno evitato che mi portassi via un souvenir poco gradito. Penso sia in assoluto il posto piu' bello in cui sia stato durante questo viaggio, finora, anche perche' la natura selvaggia mi piace molto di piu' delle citta'. Ho fatto anche diverse foto spettacolari, ma purtroppo non sono riuscito a caricarle: alla prima occasione lo faro' (comprese quelle di Yekaterinburg; e dato che qualcuno me l'ha chiesto, valutero' anche se inserire qualche foto di ragazze russe...).
Stasera gran finale con fuochi d'artificio e festa per le strade: credo comunque che andro' a dormire sul presto, perche' da domani mi aspetta una delle parti piu' impegnative di questo viaggio. Tentero' di andare sull'isola di Olkhon sul lago Baikal, probabilmente il miglior posto d'osservazione di uno dei piu' bei laghi del mondo; il problema e' che l'isola e' raggiungibile d'estate con un traghetto da Irkutsk, oppure d'inverno quando ci sono autobus che viaggiano sulle strade tracciate sul lago gelato (si', avete letto bene). In primavera il ghiaccio e' praticamente quasi sciolto e quindi l'isola e' tagliata fuori dal resto del mondo. In teoria comunque dovrei farcela: da qui 20 ore di treno fino a Irkutsk, 9 ore di autobus nella taiga siberiana sino a Sakhurtia sulle rive del lago Baikal (di fronte all'isola), un passaggio in barca (se riesco a trovarlo) per raggiungere le coste dell'isola e poi autostop per una trentina di kilometri per raggiungere il villaggio di Khuzhir dove c'e' una guesthouse di cui tanti mi hanno parlato. Questa e' la tappa che aspettavo con piu' trepidazione.
Sara' un'autentica avventura "Extreme Siberian Style".
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Comments

alfuturo
alfuturo on

VAI VALE
A PALA RIESCO A SCRIVERTI! SICCOME Sò CHE IL KGB LEGGE TUTTO QUELLO CHE SCRIVIAMO D'ORA IN POI.......
SOL EN DIALET, TE VEDERAI CHE I DOVRà CIAMAR UNO DA VATAR O VIGOL VATAR PER RIUSCIR A VENIRGHEN FòRA.
NE SENTIN, VA PIAN E NO STA DIRGHE DREO A NESUNI. NO SE SA MAI.
CIAO TEO

leolara
leolara on

HEILA VALE!
Ciao Vale! Finalmente mi sono iscritta! Caspita, un viaggio iniziato decisamente bene... in bocca al lupo per il resto, ma so che sarà indimenticabile! spero proprio che tu riesca a raggiungere l'isola di Olkhon... e ricordati di inviarmi un paio di cartoline! fa' il bravo ciao ciao lara

marina_fausto
marina_fausto on

Mi mancano le parole
Ciao Vale... ho cliccato sull'add a comment, ma come si fa a commentare quello che ho appena letto? Questo viaggio è una meravigliosa avventura che virtualmente viviamo con te attraverso questi flash incredibili tra personaggi pittoreschi e situazioni al limite del surreale... Che meraviglia!

neurojoyce
neurojoyce on

olkhon
Olkhon Island e un super super super posto!

Non dimenticare: 1 tuffo nel lago = 10 anni di vita in piu! si, e fredda l'acqua, ma non puoi tornare in Europa senza poter dire: ho fatto 'il bagno' nel lago piu profondo del mondo!
poi ti fai una buona banya (specie di sauna)...

In Irkutzk, devi trovare Alexej. Abbiamo dormito da lui nell'(allora) unico ostello. Lui ti sa dire come arrivare ad Olkhon. Salutamelo.

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