Lhasa

Trip Start Jul 27, 2007
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Trip End Aug 13, 2007


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Flag of China  ,
Monday, August 6, 2007

Ieri pomeriggio siamo infine arrivati nella capitale del Tibet, Lhasa. Già sognavo di buttarmi a peso morto nel lettino per una ben meritata siesta pre-cena, quand'ecco che ci sentiamo dire da quelli dell'albergo che, a causa di un errore del corrispondente tibetano, ci aspettavano solo per l'indomani, e che quindi non c'era assolutamente disponibilità di camere! Fortunatamente, dopo bestemmie in italiano, tibetano e francese salta fuori un nuovo albergo, anche più in centro del primo, ma ormai la siesta è andata!

Decidiamo quindi di cenare in centro, cosi da poter fare un giretto appena finito. E cosi mi immergo nella Barkhor Square, la vasta piazza principale, gremita da turisti, locali, monaci e pellegrini.

Dopo giorni di monasteri ombrosi e fumosi, pochi turisti e molta spiritualità, l'assoluta mancanza di intimità di Barkhor è stato un pò troppo... e la mia prima impressione, al contrario di quella dei miei compagni di viaggio, non è stata proprio favorevole.

Ma devo ammettere che stamattina, dopo una bella dormita, facendo un giro della kora (il circuito di pellegrinaggio) intorno al tempio Jokhang, in mezzo a pellegrini e ambulanti ho riscoperto il fascino di questo carnevale medievale.

La nostra visita al Potala era prenotata per le 13. Un piccolo tratto a piedi e poi ecco stagliarsi davanti a noi l'immenso palazzo, punto cardinale di Lhasa, una delle meraviglie dell'architettura orientale, struttura dalle immense proporzioni: la dimora dei Dalai Lama (questo, ovviamente, fino alla Rivoluzione Culturale).

La bolognese azzera il contapassi e via: percorriamo più di 8 km tra salite, scalinate, discese, e ancora scalinate.
Peccato solo che al contrario del brulicante Jokhang, il Potala ora non è che l'ombra di quello che è stato fino al 1959: buio, semi-vuoto, turistico. Assolutamente manca la presenza del padrone di casa, che temo non ritornerà mai più: nel 1982 il governo cinese offrì al Dalai Lama una scrivania a Pechino. Nel 1983 i cinesi stessi avevano già cambiato idea, decidendo che il rientro del Dalai Lama non era poi necessario.

Ma lasciate che vi racconti invece del gruppo.
Come già vi accennavo, ognuno di noi ha cercato di sbolognare la genovese agli altri. Automaticamente, visto che tra me e le due coppie si è creato un buon rapporto, alla fine è stata sbolognata all'accompagnatore, il quale l'altroieri ha dato i primi cenni di malcontento.

Ieri poi l'inconveniente dell'albergo ha smorzato l'umore a tutti, ma il risultato della stanchezza generale si è vista oggi a "pranzo" (erano le 4!): musi lunghi, coppie che bisticciano, e silenzio quasi generale durante il pasto.
Io, che ho avuto un piccolo crollo psicologico da stanchezza qualche giorno fa (non vi preoccupate, era ampiamente previsto... Mi succede ogni volta!) e ora ho l'umore in risalita perchè tra pochi giorni (5!!) sono a casa, me la ridevo un pò sotto i baffi. Certo è che comunque i giorni sono stati pienissimi e il ritmo piuttosto stressante, quindi c'era da immaginare che prima o poi sarebbe successo qualcosa del genere!

Domani quindi ancora a Lhasa per visitare i monasteri fuori città, dopodichè partenza per Kathmandu.
In base alle condizioni metereologiche locali verremo a sapere se potremo volare sopra l'Everest (mamma terrificata dalle notizie poco rassicuranti sui monsoni in Nepal e Bangladesh! OVVIAMENTE le dirò del volo solo se atterro a Kathmandu VIVA dopo il giro, quindi voi maniaghesi se la incontrate... acqua in bocca!!)!
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