Barcelona és bona si la bossa sona.

Trip Start Jul 16, 2008
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Trip End Jul 28, 2008


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Friday, July 18, 2008

"Barcelona és bona si la bossa sona": bella Barcellona, se la borsa suona (del tintinnio dei soldi). Mi dicono che è il proverbio catalano più in voga ultimamente. Gli stessi barcelloneti trovano che Barcellona sia diventata carissima. Non lo è così per me ormai "romano". Parlo con un barista -è messicano- sta dietro il bancone con la faccia da topo che mi sorride simpatica. E' cara, cara, dice. I prezzi sono inferiori a quelli di Roma, ho fatto un giro nei supermercati. Solo il latte costa 10 centesimi in più. Tutto il resto costa circa il 25 percento in meno. Nel barazzo ai limiti del Raval, sopra la fermata della metropolitana di Sant Antoni, mangio una splendida tortilla con le zucchine per due euro, e ci bevo sopra una cocacola da un euro e cinquanta. Prezzo impensabile per un bar in centro a Roma, e anche per uno di Centocelle o della Magliana. Del resto da noi non si trovano tortillas. Questa "tortilla" è una fetta di frittata molto alta e gialla gialla -credo che ci diano dentro di colorante alimentare- comunque è buonissima. Ripercorro le strade per cui sono venuto, evitando quelle più soffocanti di umanità e di luce. Fa molto caldo e non siamo proprio vicinissimi al mare. Mi butto di nuovo verso la Rambla: ho detto VERSO la Rambla, in direzione di: non mi sognerei di ripercorrere la Rambla una seconda volta nella vita. Sbuco in una piazza dall'aria decadente, ma molto bella; alla mia destra una fontana prosciugata e una cartello del comune di Barcellona, che si chiama "l'Ajuntament": le fontane di Barcellona sono state prosciugate per ricordare alla popolazione che c'è la "secheza", la siccità. Seguo davanti a me il profilo alto di metallo e rassicurante, di quello che ha tutta l'aria di essere un mercato. E sì ci siamo, è il Mercat de la Boqueria: frutta di tutti i tipi, prezzi bassi, almeno in confronto a Roma. Angurie tonde tonde come come bocce da spiaggia, e ananas, papaye grandi come non le avevo mai viste. E frutta secca. Uova a cataste, bianche e rosse, di gallina, di struzzo, di quaglia. Quando vedo la scritta "ous" mi si stringe il cuore dalla commozione. Che gioia per gli occhi. Ma la meraviglia vera è il pesce. Fresco come quello che ho visto finora solo in Sardegna. Anguille che sgusciano, sparlotte che saltano, aragoste che pizzicano e occhiate che guardano. E i polpi, tanti polpi colorati di rosso e marron, che strisciano i loro tentacoli sulle pareti di acciaio dei banchi. I prezzi sono buoni, sono ottimi, considerato che il pesce non è fresco e nemmeno freschissimo: è vivo! Non vedo cozze. Come mai? Compro una ciotola trasparente di frutta già pronta da mangiare con la forchettina: c'è dentro l'anguria, il melone, ananas, kiwi, ciliege, pezzetti dolci di avocado. Hurrà che bontà; solo 2,- euro. Te lo sogni a Roma.
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