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Trip Start Dec 30, 2007
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Thursday, November 22, 2007

La domanda che più mi sono rivolto durante il lungo periodo di gestazione di questa decisione di prendere un anno sabbatico, è stata : perché? Le risposte sono state varie e frammentate, ma posso riassumerle in tre punti.
 
Innanzi tutto, il rapporto che ho con il mio attuale lavoro non mi soddisfa pienamente. Certo, è un lavoro intellettualmente interessante, in quanto sono costantemente confrontato a problematiche diverse, è valorizzante perché sono conosciuto e riconosciuto da molti miei colleghi, è economicamente gratificante perché mi permette di vivere facilmente al livello che mi soddisfa. Ma la domanda è stata : queste ragioni sono sufficienti? Non occorre altro? Cosa farebbe sulla base di queste sole ragioni uno dei miei eroi dell'infanzia, quali la Principessa Zaffiro, Candy o Actarus? O i miei eroi più recenti, quali 007, Che Guevara, Vasco Rossi?
 
La risposta è immediata : non si fermerebbero a questo. E allora, perché dovrei farlo io? Quale sarebbe la differenza tra me ed un codardo?
 
Forse, anche un eroe si porrebbe il problema della sussistenza economica. Ma con un anno sabbatico (11 mesi), cosa rischio? Ho denaro per sopravvivere ed ho la garanzia del posto di lavoro. Quindi, nessun rischio economico rispetto alla mia base reddituale di oggi.
 
Il solo rischio, è quello di essere "cornerizzato" in azienda se tornero', ossia messo in un angolo perché avro' perso alcuni treni professionali e contatti, ed avro' un'immagine di persona "non affidabile" presso chi ha meno intelligenza. Se questo è solo un rischio, è invece certo che il profilo di crescita professionale e salariale, sicuramente rallenterebbero rispetto ad un'evoluzione normale.
 
Quindi, io chiedo a Vasco, o ad Actarus, la cosa seguente: se il vostro lavoro (cantare o malmenare le truppe di Vega) non vi facesse sentire pienamente realizzati, se mancasse qualcosa al condimento, preferireste prendere il rischio di fare meno carriera (e quindi meno invidiati ed un po' meno ricchi) per dedicare quasi un anno a scoprire nuove terre, dedicarvi a quel che amate fare e darvi una nuova chance di trovare quel che cercate nella vita?
 
Io già vedo la faccia dei due, farmi capire che la risposta è nella domanda stessa, a guardarla con un briciolo di coraggio. Ma li vedo anche chiedermi che cosa non mi piace, nel lavoro che faccio oggi.
Questa è una risposta più difficile, uno lo sente quando qualcosa non va e basta. Ma ho degli elementi di risposta.
 
È un lavoro strutturato in modo tale che ci sono state, ci sono e ci saranno sempre dieci intense ore di lavoro in media al giorno. È un flusso continuo, che ci siano urgenze o meno, che terminerà solo alla pensione. Non posso immaginare ad esempio, di non lavorare per quattro mesi l'anno (come per i lavori stagionali di successo), che se l'attività va bene potro' progressivamente staccare (come per i lavori imprenditoriali di successo), che posso decidere io quando lavorare e quando no (come per i lavori free lance di successo), che una larga parte della giornata la posso dedicare ai fatti miei (come per i lavori al comune). No, fino ai 60 anni già so' che circa il 90 o 95 per cento delle mie energie saranno assorbite da qualcosa che, principalmente, baratto con soldi e riconoscimento sociale.
 
Infine, è un lavoro che permette poco di sognare. Io già so' in quale "range" di carriera mi trovero' ai 60 anni: non saro' amministratore delegato, ma potro' avere un incarico manageriale di qualche decina di persone, forse di più. Ebbene, questo pensiero non mi fa vibrare. Negli esempi sopra citati di lavori stagionali, imprenditoriali o free lance, mi è consentito di sognare di creare qualcosa, di diventare ricco, di avere tempo, anche di diventare famoso. È certo molto difficile, ma posso sognare. In banca, no.
 
Infine, decisivo, non provo un piacere profondo nello svolgere questo lavoro. È un criterio in negativo. Quando sono impantanato nel quotidiano, mi chiedo chi me lo faccia fare. Quando vedo i risultati della banca schizzare, sono quasi indifferente.
 
 
La seconda ragione che mi spinge a questo anno, è l'analisi del bilancio globale della mia vita. Quale è per me il valore aggiunto di un'esperienza di questo tipo rispetto ad un'anno in più di banca? O meglio, rispetto ad un anno in più di banca e (eventualmente) venti anni con una carriera dal profilo probabilement più basso? Anche qui, non c'è paragone. Non riesco ad immaginare tutte le cose che vedro' e faro', ma se mi baso sull'esperienza del mio precedente anno sabbatico, è probabile che quello che imparero' e conoscero' mi faranno esperire una dimensione nuova.  
 
Infine, la terza ragione, attiene alla mia priorità oggi: quella di conoscermi meglio.
Nel mio lavoro, oggi come negli ultimi 5 anni, profondo una fetta enorme delle mie energie. Torno a casa vuoto, e non riesco spesso a far sport, a leggere, ad ascoltare mia moglie. Il fine settimana, basta appena a rabboccare le riserve di energia cui ho attinto durante la settimana. Mi concentro a raggiungere gli obiettivi del lavoro, e sono vuoto per tutto il resto. Come posso in queste condizioni progredire nella mia ricerca, per la quale ho bisogno di tempo ed energie, e di nutrirmi di tante cose collaterali quali le letture, lo sport, la scrittura?
 
Tuttavia, qui si colloca un mio dubbio profondo, perché è vero che le maggiori occasioni di conoscersi sono quelle offerte dalle difficolta del quotidiano della vita normale, e non della vacanza. Qui si colloca il rischio di una ricerca di fuga, che una parte del mio inconscio sicuramente nasconde dietro le spiegazioni razionali di cui sopra. Se mi voglio conoscere meglio, ha senso davvero questo anno sabbatico?
 
Per cui, voglio intensificare la mia ricerca in questi ultimi mesi, perché possa approfittare delle opportunità che mi dà il mio lavoro di conoscermi e progredire. Desidero lavorare al viaggio e durante il viaggio perché questo diventi un vero reportage, che mi dia l'opportunità di scontrarmi con difficoltà di redazione, di raccolta di informazioni, di montaggio di un blog. Fare per il tempo che saro' in India, il giornalista. Un inviato speciale non stipendiato, solo per restare a contatto con le frizioni del quotidiano. 
 
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Comments

mamopotti
mamopotti on

prova comment
ma guarda quanto c'è da provare....

mamopotti
mamopotti on

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ma guarda quanto da provare

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