Shaolin. la culla del Kung Fu

Trip Start Sep 25, 2010
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Trip End Oct 09, 2010


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Thursday, September 30, 2010

Shaolin


Dopo un veloce pranzo comunque gustoso ci avviamo verso la tappa del nostro viaggio che mi è tanto a cuore: Shaolin, la culla del Kung Fu. Nonostante sia sempre di più meta di turismo di massa, il monastero di Shaolin vale sinceramente una visita. Shaolin, "foresta giovane", è il nome dell'ordine dei monaci combattenti che vivono nell'omonimo tempio buddista, 13 km a nord ovest di Dengfeng. Fondato nel V secolo d.C., acquisì un carattere marziale sotto Bodhidarma, un monaco indiano che arrivò qui nel 527 d.C. egli elaborò un sistema di esercizi che si trasformò in shaolin quan, o boxe di Shaolin, origine di tutte le grandi arti marziali cinesi. Assistiamo ad esibizioni di vari atleti a beneficio dei turisti mentre nei vasti campi di addestramento centinaia e centinaia di allievi imparano le dure regole di questa arte marziale di cui la cinematografia ha mostrato tanti aspetti ma non quello che lo ispira ossia la filosofia Zen. Mentre a gruppi tornano verso l'edificio principale io cerco di riprendere la scena e faccio appena in tempo in quanto un militare viene a fermare la ripresa video. Ma riesco comunque a rubare qualcosa..... Lo spettacolo che si tiene nell'apposito teatro destinato a propagandare l'estate marziale non ci delude, tutt'altro è un susseguirsi di fantastiche esibizioni che ci lasciano a bocca aperta. Tra il pubblico ci sono molti occidentali: e il posto dove ne abbiamo visti in maggior numero. Il grande tempio ha numerosi edifici che si aprono lateralmente e piccoli cortili interni e ospita nella sala maggiore una grande affresco di epoca Ming che raffigura molte divinità in venerazione del Buddha.. Nelle sale sono visibili stupende colonne scolpite e nella quiete del tempio lo studio del modo di combattere degli animali e nell'uso delle armi e leva ad arte una disciplina tanto dura. Qualsiasi oggetto di uso comune può diventare pericoloso nelle mani dei monaci, il numero delle armi è praticamente finito. È l'energia interiore, il Qi, la vera arma. Shaolin non è un comune monastero buddista come tanti altri sparsi in Cina. E la differenza la si incontra, camminando in punta di piedi, nei silenziosi viali è cortili quieti. Figure umane, i monaci, a volte in vesti colorate fasciate in vita e con la testa rasata, se restando immobili in simbiosi con la natura che li circonda. Percorrendo un viale vedo dei tronchi con degli strani buchi. Chiedo alla guida spiegazione e mi dice che si sono formati con colpi di dita che gli allievi sferrano al tronco per irrobustirle. Io mimo la scena tra l'ilarità dei presenti. La foresta di stupa, a breve distanza dal tempio, è una vasta distesa di pagode di mattoni che commemorano i monaci più famosi di Shaolin. Torniamo a Luoyang ma in mente mi è rimasta questa massima di Taisen Deshimaru monaco zen giapponese: "la vera via del guerriero non è la competizione né il conflitto: è al di là della vittoria e della sconfitta". Domani tappa a Xi' an.
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