Oceano sabbia

Trip Start Apr 25, 2009
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Trip End May 05, 2009


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Where I stayed

Flag of Tunisia  ,
Wednesday, April 29, 2009

E finalmente, dopo 4 viaggi in nordafrica (3 in Egitto e 1 in Marocco), dopo aver sentito racconti epici da chiunque, dopo aver tentato inutilmente di capire quante gobbe abbia il dromedario e quante il cammello e se siano o no due specie diverse (sullo stesso cartello si legge in francese "passage dromadaires" e in inglese "camels crossing"... mah...), finalmente dicevo sono riuscita a fare un giro su quel grosso animale peloso con la gobba (una). Comunque esso si chiami. Dalla guida Lonely Planet: un incrocio fra una giraffa, un cavallo e il gobbo di Notre Dame, e in effetti...
Ma andiamo con ordine. Sveglia al mattino con calma (parecchia), colazione in un caffè con una tizia che secondo me puntava parecchio al biondone al mio fianco (dovevo farmi fare un'offerta forse, si sa mai...), visita alla città vecchia di Tozeur (se non fosse un termine odioso la definirei "deliziosa"... più terra terra, è davvero bella) lasciamo i borsoni nel bungalow e partiamo alla volta delle oasi di montagna (Chebika, Tamerza e Mides), tre ridenti paesini dal passato glorioso, abbandonati nel 1969 a causa di una pioggia torrenziale durata 22 giorni e attualmente ripopolati intorno ad un centro storico piuttosto crollato, con un insieme che ricorda le foto aeree delle aree terremotate in Abruzzo. I posti sono effettivamente eccezionali, montagne brulle fra cui esplodono macchie di verde brillante di palme, case, e vita. Che un po' ti chiedi cosa mai ci facciano un posti così... e la risposta apparentemente è solo una: vivono. Vi eviterò per il momento le riflessioni esistenziali... magari quando avrò passato un po' più tempo in questa terra brulla sarà più chiaro. Mides in particolare è favolosa, forse perchè in alto con un canyon da un lato e la foresta di palme dall'altro, e montagne dall'aspetto duro e inospitale intorno, e l'Algeria di fronte. E poi è deserta... quando attraversi l'oasi c'è ombra, insetti, cinguettii, nella parte vecchia sembra di camminare fra i resti di un altro universo.
Al ritorno verso Tozeur ci fermiamo alla "grande cascata" (ah ah ah), più o meno un rivolo d'acqua che compie un vertiginoso salto di... boh... 4 metri (sono generosa), dove fra l'altro oltre ad un migliaio di baracchini che vendono turistate varie c'è un cammello con sopra una bambina bionda, e nei 10 minuti che passiamo lì non riusciamo ad avvistare nessun genitore biondo... quanti cammelli sarà costata?
Riprese le borse ci avventuriamo verso sud, la strada attraversa Chott el-Jerid, un enorme lago salato asciutto che sembra una gigantesca salina, veramente impressionante. E fra l'altro, se guardi l'orizzonte del lago ci vedi alberi e acqua che sono molto probabilmente assenti... wow. Cavolo, rimani veramente a bocca aperta a vedere questa infinitudine salata. Da lì in poi il Sahara inizia a farsi strada prepotentemente... c'è sabbia ovunque, un orizzonte giallo che non dà tregua interrotto ogni tanto da gruppi di case intorno a ciuffi di alberi. Quasi a proteggerli, sembrerebbe. Quasi che lo scopo del vivere li fosse salvare quel poco di verde dalla sabbia.
Approdiamo verso sera a Zaafrane, in un albergo che ha di fronte la strada asfaltata, e dopo solo sabbia. Dondoliamo sul cammello mentre il sole tramonta dietro le dune. E dopo, con un enorme cielo ancora azzurro, infiliamo le mani nella sabbia a sentire dove ha nascosto il calore del sole. Intorno un silenzio perfetto interrotto solo dagli sbuffi dei cammelli. Come ultima meraviglia prima di andare a dormire abbiamo ammirato a naso in su tutto l'universo, complice una luna neonata, sottile squarcio di luce nella notte.
Ah, il deserto...
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